INTERVISTA CON  GIUSEPPE PERINI C.M.

 

02.09.2004

 

 

 

        l.   Lei puó presentarsi ai nostri lettori?

 

        Sono nato nella provincia di Piacenza, antica citta dell'Italia del Nord (colonia romana nell'anno 218 a.C.) il 13 ottobre dell'anno 1929. La mia prima formazione è stata di carattere fondamentalmente umanistico cioè è iniziata con il ginnasio, (cinque anni , frequentati nel Seminario vescovile di Piacenza) ed è proseguita con il liceo (tre anni) frequentato nell'altro istituto per la formazione del clero della diocesi piacentina che è il Collegio Alberoni (eretto dal cardinale piacentino Giulio Alberoni - 1664-1752 -, e da lui stesso aperto nell'anno 1752, la cui direzione fu affidata dallo stesso cardinale ai membri della Congregazione della Missione), e concluso con la "licenza liceale" ottenuta presso il Liceo statale della citta di Piacenza (1948). Al Collegio Alberoni ho iniziato e proseguito per tre anni gli studi teologici, che, dopo la mia entrata nella Congregazione della Missione nell'anno 1951, ho proseguito al Pontificio Istituto Angelicum (oggi Pontificia Universita di S. Tommaso) fino al baccellierato, ottenuto nell'anno 1953. Tra i miei professori di teologia all' “Angelicum” non posso dimenticare due noti maestri domenicani, cioè il P. R. Garrigou-Lagrange, in teologia dogmatica, e il P. B. Gillon, in teologia morale. Nell'autunno del 1953 - dopo la mia ordinazione sacerdotale -  nello stesso Istituto “Angelicum” ho iniziato gli studi superiori nella Facolta di Filosofia, conclusi con il dottorato (l'argomento della mia tesi di laurea fu Le passioni nella teoria di Renato Descartes, ricerca svolta sotto la direzione di un altro indimenticabile maestro, l'olandese P. A. De Vos) alla fine del 1956.

        Negli stessi anni frequentai i corsi del nuovo Istituto di Scienze sociali, nato in quegli anni all' “Angelicum”, principalmente per l'infaticabile attivita di un altro maestro domenicano, il P. R. Spiazzi, al quale fui poi sempre legato da vincoli di particolare gratitudine a amicizia. Il curriculum dei miei studi universitari nel campo delle scienze sociali si è concluso piü tardi, cioè nel 1960, con la tesi di dottorato , risultato di una field research nell'ambito della sociologia della religione cattolica, dal titolo La vita religiosa in una parrocchia delVagro romano.

        Nel frattempo, cioè a cominciare dall'ottobre dell'anno 1957, ero stato assegnato all'insegnamento della filosofia e della sociologia al Collegio Alberoni, attivita che ho continuato fino al presente. In questo lungo periodo, le discipline filosofiche che, di volta in volta, ho avuto l’incarico di insegnare sono state diverse : per parecchi anni ho tenuto il corso di storia della filosofia contemporanea. Piü recentemente ho ripreso l'insegnamento di corsi nell'ambito della filosofia teoretica, che attualmente sono la logica e la filosofia della natura. Ho anche l'incarico di una disciplina complementare che è Storia dell’ateismo.

        Accanto all'insegnamento al Collegio Alberoni e senza mutare sede, ho svolto altre attivita, anch'esse attinenti airinsegnamento e alla ricerca in campo filosofico-teologico e legate specificamente allo studio e alla diffusione del pensiero tomista. La prima di queste è stata la direzione della rivista “Divus Thomas” proseguita ininterrottamente per trent’anni, cioè dal 1962 al 1992, anno in cui la redazione e la pubblicazione della rivista sono passate dal Collegio Alberoni, dove "Divus Thomas" era stato fondato e aveva iniziato la pubblicazione nell'anno 1880, allo Studio Domenicano di Bologna (Edizioni Studio Domenicano). Nel periodo indicato ho pubblicato in “Divus Thomas” numerosi articoli e recensioni. La seconda delle attivita di cui sto parlando è stata Tinsegnamento nella Pontificia Universita di S. Tommaso, Facolta di Filosofia, dove ho tenuto un corso semestrale annuale per sei anni continuativi dal 1969 al 1974. L'argomento di base del mio corso è stato La famiglia nella dottrina filosofica di S. Tommaso e nelle ricerche delle scienze sociali contemporanee, nell'ambito del quale ho sviluppato anche Taspetto della Sociologia ed etica del comportamento sessuale. Da e per questo insegnamento sono nati sei ampi volumi di dispense diligentemente curati dalla Facolta stessa.

        Nell'anno 1967 sono stato nominato socio ordinario della “Pontificia Accademia Romana di S. Tommaso d'Aquino e di Religione Cattolica” (oggi semplicemente “Pontificia Accademia di S. Tommaso”) di cui era segretario il P. Charles Boyer, S. I.

 

       2. Su che cosa sta lavorando in questo momento?

 

        Il lavoro piü impegnativo al quale mi dedico in questo momento è la preparazione del terzo volume della mia Catechesi sui sacramenti dopo il "nuovo Catechismo", di cui sono usciti, presso le Edizioni Studio Domenicano di Bologna, i due primi volumi: I.  I sacramenti e la grazia di Cristo Redentore, Bologna 1994, pp. 552, e II. I sacramenti : Battesimo Confermazione Eucaristia, Bologna 1999, pp. 728. Nel terzo volume che sto preparando présentere i sacramenti della Penitenza, dell'Unzione degli infermi, dell'Ordine e del Matrimonio. Lo scopo che mi sono proposto di ottenere con quest' opera (che si colloca nel contesto di un rinnovamento nel settore della catechesi dopo la pubblicazione del Catechismo della Chiesa Cattolica) è stato presentare la genuina dottrina cattolica (non le opinioni di questo o quel teologo), attinta alle fonti della Rivelazione ed illustrata dal Magistero della Chiesa, ai cattolici laici di cultura media in modo comprensibile a loro (quindi mettendo ogni cura per arrivare ad un alto grado di chiarezza nell'esposizione) e al tempo stesso con una profondita teologica sufficiente a rispondere ai principali interrogativi che anche un laico si pone riguardo ai contenuti della fede. Per raggiungere questa profondita mi sono servito - mi sembra con un buon risultato, come è stato rilevato da alcuni recensori - della filosofia e della teologia di Tommaso d'Aquino, "la dottrina del quale la Chiesa ha

fatto   propria", secondo quanto ha affermato ripetutamente  lo stesso Magistero della Chiesa. Mi auguro di aver contribuito, in questo modo, a mostrare l'attualita di S. Tommaso.

        Nell'ambito dell'attivita pastorale a carattere dottrinale svolgo alla radio diocesana (da cinque anni) un programma di catechesi (iniziato con un'ampia esposizione dei praeambula fidei) , realizzato mediante una conversazione ogni settimana da ottobre alla meta di giugno.

 

       3. Qual è la cosa più  importante che ha imparato da S. Tommaso d'Aquino?

 

        Distinguo la mia risposta in due parti : 1. Che cosa ho imparato sul piano dei contenuti dottrinali; 2.Che cosa ho imparato sul piano del metodo. Inoltre quando dico che "ho imparato", intendo : "avrei potuto e dovuto imparare", "ho cercato di imparare", e simili.

 

1. Sul piano dei contenuti, ho appreso da S. Tommaso, fondamentalmente, una solida (coerente,armonica) struttura del pensiero, cioè della conoscenza vera della realta ossia delFessere in tutta la sua gamma, la quale comprende gli esseri creati nella loro varieta (raffigurata nel quadro dei predicamenti e delle loro suddivisioni) e l'Essere increato cioè Dio che S. Tommaso ci guida a conoscere sia sul piano naturale (filosofico) sia sul piano sovrannaturale (teologia fidei). Dentro questa struttura mi muovo senza troppe incertezze nella ricerca scientifica, ossia neirampliamento e approfondimento della verita.

 

2. Sul piano del metodo, preso in generale, ho appreso da S. Tommaso il rigore logico, che, del resto, è l'anima di ogni autentico metodo, e consiste essenzialmente nel partire da premesse di cui si sia riconosciuta la validita dopo averle sottoposte a un controllo esauriente - nei limiti del possibile - per arrivare, superando le difficolta di percorso che non di rado si presentano, a una conclusione vera. Sempre neU'ambito del metodo, mi ha colpito in particolare lo stile, cioè il modo con cui S. Tommaso formula mentalmente, e poi nello scritto, i propri concetti e giudizi, sia nella fase della ricerca sia in quella finale della conclusione. Il celebre commentatore della Summa theologiae, il cardinal Tommaso de Vio ( "il Gaetano"), lodava S. Tommaso perché semper formaliter loquitur . Parlare, cioè esprimersi, "formalmente" è Topposto di parlare "materialmente", awerbio, quest'ultimo, che, credo, significa dire o scrivere parole e giudizi che non sono portatori di un significato preciso. In termini usuali, potremmo dire che il pregio del metodo di S. Tommaso messo in rilievo autorevolmente dal Gaetano, consiste nel fatto che PAquinate "non spreca le parole" o, se vogliamo, "sa sempre quel che dice". Un pregio che, purtroppo, manca negli scritti e nei discorsi di altri filosofi e teologi.

 

       4. Quali sono i tomisti che hanno influito di più  sul suo lavoro?

 

        Non direi che qualche tomista ha influito sul mio lavoro nel senso che io abbia accolto tesi caratteristiche di questa o quella interpretazione della dottrina tomista, legata al nome di qualche seguace di S. Tommaso o di qualche corrente tomista o che, per lo meno, si presenta come tomista. Alcune di tali interpretazioni Ie ho rifiutate e le rifiuto esplicitamente, giudicandole erronee. Tra queste, innanzi tutto, il "tomismo trascendentale", iniziato dal P. Maréchal e proseguito poi, sia in campo filosofico che in campo teologico, da altri noti autori, tra i quali K. Rahner. Il punto di riferimento fondamentale e decisivo in tutti i miei lavori è stato il testo di S. Tommaso, anche se, owiamente, ho citato autori tomisti allo scopo di chiarire o confermare quanto dicevo.

        Potrei invece parlare di tomisti che hanno influito sulla mia formazione tomista e sulla mia adesione a questa piuttosto che a quella interpretazione di alcuni punti particolari della dottrina di S. Tommaso. Tuttavia mi sarebbe difficile misurare l'ampiezza e la profondita di tale influsso. Certamente hanno avuto un influsso su di me i miei maestri domenicani dell' “Angelicum”. Tra i tomisti classici, ho trovato un indubbio arricchimento nel Cursus philosophicus di Giovanni di S. Tommaso che ho utilizzato , piuttosto assiduamente, nei primi dieci anni del mio insegnamento. In seguito, anche nell'esercizio del mio incarico di direttore di una rivista tomista, ho letto numerosi scritti di tomisti contemporanei dai quali certamente ho tratto suggerimenti, conferme, problemi, orientamenti, ma di nessuno di questi autori potrei dire che è stato un maestro che ho seguito.

 

       5. In che cosa consiste, a suo parere, la perenne novità del tomismo?

 

        Potrei rispondere in poche parole: nel suo realismo integrale. E' chiaro che questa risposta richiede di essere spiegata. Con "realismo" e "realismo integrale" intendo indicare una dottrina epistemologica e al tempo stesso una visione del mondo (contrapposta ad altre, come ridealismo e il materialisme) che, nella persona che l'abbraccia si traduce nell'atteggiamento psicologico di chi

        1. accetta la certezza naturale - quindi radicalmente ineliminabile - che esiste la realta intesa nel senso di enti ( ente = "cio che ha l'essere") che trascendono il soggetto conoscente ossia non solo sono distinti dal soggetto, ma richiedono che la conoscenza si conformi, si adegui ad essi, cioè alla realta;

        2. Seguendo appetitus naturalis, insito in maniera ineliminabile nell’uomo, più precisamente nella mente dell’uomo, non accetta di porre barrière alla conoscenza dell'essere, ossia non intende arrestarsi fin che si accorge che davanti a lui ei sono zone di realta da conoscere o da conoscere meglio. Awiene quanto sperimentiamo gia nella conoscenza sensitiva: la vista, per es., di sua natura non è mai disposta a cessare la propria attivita fin che ha davanti a se estensioni colorate.

        Il realismo integrale si contrappone dunque ad ogni forma di idealismo, in quanto questo non è realismo; ma si contrappone anche ad ogni forma di materialismo, empirismo, ecc., perché queste visioni del mondo appartengono, si, per un certo verso, al realismo, ma non sono realismo integrale, in quanto nella loro conoscenza della realta si arrestano (ponendo barrière innaturali contro l’ "appetito naturale" di cui ho parlato prima) alla sfera degli enti sensibili, cioè alla realta materiale. Pertanto, bisogna dire, che sia gli idealismi, a cominciare dal cogito di Descartes, sia i materialismi sono innaturali, fanno violenza alle naturali aspirazioni dell'uomo. E questa è la radice della loro fragilita : nihil violentum durat. La loro evidente unilateralita li espone alle critiche radicali, anche reciproche, cosi che è stato facile ai materialisti moderni (a cominciare da Feuerbach e Marx) mettere in mostra le assurdità dell'idealismo, ma anche agli idealisti è stato facile contestare la visione del mondo materialista.

        Nella concezione che S. Tommaso ha dell'uomo e della realta, l'uomo è chiamato a sviluppare interamente Ie capacita di cui il Creatore lo ha dotato. Nella linea conoscitiva, la mente umana è in grado di conoscere tutta la realta: direttamente la realta che cade sotto i sensi, indirettamente la realta immateriale, fino all'ente increato che è Dio. Rinforzata dal dono soprannaturale della fede, la mente umana conosce anche altre realta che le diventano accessibili grazie alla luce della fede.

        La filosofia e la teologia fidei di S. Tommaso guidano l'uomo a questa espansione illimitata verso la quale egli anela. L'eccezionale capacità che il pensiero di S. Tommaso possiede di indirizzare l'uomo verso la realizzazione delle sue più profonde aspirazioni, a partire dal patrimonio, naturale e fondamentale, costituito dal "senso comune" fino all'ultimo orizzonte da lui raggiungibile quaggiü, cioè la contemplazione di Dio nella fede, è , a mio giudizio, la radice della sua "perenne novita". Esso è "sempre nuovo" in quanto ha le qualita per essere il punto di arrivo di chi camminando su altre strade (cioè avendo abbracciato altre visioni del mondo o di Dio o dell'uomo) percepisce Pinsufficienza di queste e sente il desiderio di un percorso sul quale possa sentirsi sicuro cioè sentirsi nella verita.

 

        6. In che modo Lei giudica la situazione del tomismo in Italia?

 

        Riguardo a qualsiasi oggetto, si può formulare un giudizio soltanto quando si abbia di esso una sufficiente conoscenza. Purtroppo io non posso dire di conoscere la situazione del tomismo in Italia. Informazioni sufficientemente precise sulla presenza nel territorio italiano, consistenza, caratteristiche di una corrente di pensiero filosofico e teologico che possa essere chiamato tomismo si potrebbero avere soltanto tramite una seria ricerca di tipo sociologico condotta innanzi tutto negli istituti di formazione cattolica, come universita e seminari. Non so se sia mai stata condotta una ricerca di questo genere; se esiste, io devo confessare che, purtroppo, non ne sono mai venuto a conoscenza.

        Informazioni indirette e generiche sulla situazione del tomismo in Italia si potrebbero trarre dall'esame della letteratura filosofica e teologica uscita o che esce di mano in mano in questo Paese. E per quanto riguarda, in specie, la situazione del tomismo negli istituti di formazione ecclesiastica si potrebbe dedurre qualcosa dal metodo che oggi si segue, un po' dappertutto, neirinsegnamento della filosofia e della teologia. Un metodo che, se non erro, è di tipo storico, assai più che di tipo teoretico. In altri termini, piü che la preoccupazione di presentare la verita (filosofica e teologica) si ha quella di una ricerca in cui, nei diversi argomenti, vengono presentate Ie varie teorie o soluzioni di cui ciascuno di essi è stato fatto oggetto lungo la storia e, innanzi tutto, è fatto oggetto oggi. Nell'elenco delle molteplici e non di rado contrastanti soluzioni che i docenti offrono agli alunni normalmente ei sono anche teorie medievali, tra le quali quella di S. Tommaso. Ma di norma, si sa, le soluzioni medievali, fosse pure quella di S. Tommaso, godono scarsa simpatia e scarsa stima di fronte a quelle di autori contemporanei.

        I docenti e, di conseguenza, i loro alunni, spiegano le loro scelte - fondamentalmente la scelta di lasciare da parte S. Tommaso - dicendo che la teologia post-conciliare e i rapidi progressi (a sentire loro) del pensiero filosofico contemporaneo non ei permettono di fermarci al Medio Evo.

        Questo, credo, è "l'essere" cioè la situazione di fatto, assai lontano, peraltro, dal "dover essere" rappresentato dalle direttive della Chiesa, in specie dello stesso Concilio Ecumenico Vaticano II il quale , come è noto, nel decreto "Optatam totius", sulla formazione sacerdotale, dispone che : a) per quanto riguarda l'insegnamento della filosofia (n° 15) "Le discipline filosofiche si insegnino in maniera che gli alunni siano innanzi tutto guidati all'acquisto di una solida e armonica conoscenza dell'uomo, del mondo e di Dio, basandosi sul patrimonio filosofico perennemente valido". Che cosa si debba intendere per "patrimonio filosofico perennemente valido", lo spiega la nota 29 che rimanda a un punto dell'enciclica di Pio XII "Humani generis" nel quale, in concreto, si paria della filosofia di S. Tommaso ; b) Per quanto riguarda l’insegnamento della teologia (n° 16), “per illustrare quanto piü possibile i misten della salvezza, gli alunni imparino ad approfondirli e a vederne il nesso per mezzo della speculazione , avendo S. Tommaso per maestro”. Nella nota 36 la ragione e il senso di queste parole sono illustrate mediante la citazione di brani di documenti del Magistero nei quali si spiegano i motivi per i quali la Chiesa ha raccomandato e continua a raccomandare insistentemente di seguire S. Tommaso nella teologia speculativa.

        Tra gli altri , è riportato il seguente brano del discorso, allora recente (12 marzo 1964), di Paolo VI all'Universita Gregoriana:

 

                    “(Magistri) vocem Ecclesiae Doctorum reverenter auscultent, inter quos Divus Aquinas praecipuum obtinet locum ; Angelici enim Doctoris tanta est ingenii vis, tam sincerus veritatis amor, ac tanta sapientia in altissimis veritatibus pervestigandis, illustrandis aptissimoque unitatis nexu colligendis, ut ipsius doctrina efficacissimum sit instrumentum non solum ad Fidei fundamenta in tuto  collocanda, sed etiam ad sane progressionis fractus utiliter et secure percipiendos”.

 

        Se vogliamo, potremmo aggiungere qualche previsione sulla futura situazione del tomismo in Italia (ma anche negli altri paesi), previsione che dovrebbe essere la seguente: se e quando si prendera la decisione di applicare il Concilio Vaticano II per quanto riguarda Ie direttive da esso emanate nel campo della formazione culturale, filosofica e teologica, comincera per il tomismo una nuova fioritura con grande frutto non solo per la Chiesa, ma per un autentico progresso culturale deü'uomo del nostro tempo.

 

       7. Quali Sue pubblicazioni Lei considera più  importanti?

 

        Se non mi sbaglio, nella lingua francese attuale si usa l'espressione oeuvre engagée per indicare scritti che nascono in un contesto di attualita e sono schierati in difesa o attacco di determinate posizioni. Potrei dire che molti dei miei scritti sono opere engagées in questo senso. Ne cito due, pubblicate a molti anni di distanza una dall'altra.

        La prima ha il seguente titolo : La filosofia tomista nella cultura contemporanea, a quattro secoli dalla proclamazione dell 'Aquinate a Dottore della Chiesa. Scritto pubblicato come articolo in “Divus Thomas” e in seguito in volume (Editrice “Divus Thomas”, Piacenza 1968, pp. 75). Nella prima parte di questo scritto ho presentato a grandi linee la crisi dottrinale all'interno della Chiesa, segnalata piü volte, con angosciosa preoccupazione, da Paolo VI, il quale, a questo proposito, disse, tra l’altro, in un discorso alla Conferenza Episcopale Italiana (7 aprile 1967) : “Vi è pericolo di una disgregazione della dottrina, e si pensa da alcuni che ciö sia fatale nel mondo moderno”; nella seconda parte parlavo della situazione in cui veniva a trovarsi il tomismo nel contesto di tale crisi e dei compiti che, a mio parere, gli spettavano, allo scopo di contribuire a una soluzione giusta della crisi stessa.

        Il secondo dei miei scritti ‘importanti’, se vogliamo usare questa qualifica, è del 1996, ed ha per titolo Il trattato di teologia morale fondamentale, pubblicato come fascicolo monografïco di “Divus Thomas”, maggio-agosto 1966, Edizioni Studio Domenicano, Bologna, pp. 190. In questo volume, uscito pochi anni dopo l’Enciclica “Veritatis splendor” (agosto 1993), ho cercato di documentare la profondita della dottrina di S. Tommaso riguardante i principi fondamentali sui quali si regge la teologia morale, anche con numerosi riferimenti ai tentativi odierni (alcuni chiaramente aberranti) intrapresi da teologi alla ricerca di nuove impostazioni in questa materia.

 

Giuseppe Perini C.M.