8 aprile 2001 – Domenica
delle Palme "C"
Is 50, 4-7;
Ph 2, 6-11; Lc 22, 14-23,56
Il racconto della Passione che abbiamo letto è quello del vangelo di Luca.
Ognuno degli Evangelisti manifesta la propria sensibilità spirituale riferendoci
quegli avvenimenti. La caratteristica del Vangelo di luca è il suo modo di
sottolineare la pace, l’atteggiamento di preghiera e di perdono che
Gesù ebbe nelle ultime ore della sua vita terrena. Qui abbiamo l’esempio supremo della via umile e pacifica
che Gesù tenne a indicare verso la nuova vita, così come Paolo la descrive
nella sua lettera ai Filippesi, che abbiamo avuto come seconda lettura: “spogliò
se stesso (letteralmente: si è svuotato), assumendo la condizione di servo…abbassò
se stesso, facendosi ubbidiente fino alla morte, e alla morte di croce.”
La pace profonda di Gesù appare prima di tutto nella descrizione dell’ultima
Cena e dell’atmosfera molto intima di questo pasto: “Ho desiderato ardentemente
mangiare questa Pasqua con voi…” La stessa pace è presente nella maniera con
cui esprime il fatto di essere a conoscenza che uno di loro lo tradirà: “La
mano di colui che mi tradisce è qui accanto a me sulla tavola…” E quando tra
i discepoli nasce una disputa per sapere chi di loro fosse il più grande,
li riprende, ma con molta calma e con affetto.
La pace di Gesù non significa tuttavia che egli ignori l’agonia. Al contrario,
l’agonia che egli vive è molto dura, sia sul piano spirituale che fisico.
Ma anche in questo la sua pace è evidente: “Che la tua volontà sia fatta”.
Il suo dialogo con Pilato e con alcuni dei suoi accusatori è anch’esso
improntato alla pace, una pace degna e solenne. Al Sinedrio che gli domanda:
“Sei tu dunque il figlio di Dio”, risponde: “Siete voi che lo dite”. A Pilato
che gli chiede: “Sei tu il re dei Giudei?” risponde allo0 stesso modo: “sei
tu a dirlo”. Alle donne di Gerusalemme dice:
“Non piangete su di me! Piangete su di voi e sui vostri figli.” E al ladrone
che gli è accanto sulla croce, promette: “Oggi sarai con me in Paradiso”.
Ma sopra tutte le altre, stanno le sue ultime Parole, piene di serenità, malgrado
il suo profondo dolore: “Padre, nelle tue mani rimetto il mio spirito”.
Quanti gli avvenimenti, piccoli o grandi, che nella nostra vita personale
di ogni giorno, e anche nella nostra vita comunitaria, o ancora a livello
nazionale o mondiale, rischiano di farci perdere la nostra pace e la nostra
tranquillità: malattia, incomprensioni, difficoltà materiali, ingiustizie,
di cui possiamo essere vittime o testimoni, e al di sopra di tutto la continua
lotta tra il bene e il male che avviene nell’intimo di ciascuno di noi. Chiediamo
al Signore di imprimere la sua pace nei nostri cuori e nelle nostre
vite, mentre noi vogliamo accompagnarlo, malgrado le nostre lotte e le nostre paure, per tutta questa settimana,
nel suo cammino doloroso e sereno verso la morte e la resurrezione.
Armand VEILLEUX
(traduzione di Anna Bozzo)