3 giugno 2001 – Solennità di Pentecoste
At 2, 1-11; Rm 8, 8-17; Gv 14,
15...26
O M E L I A
Luca, negli Atti degli Apostoli, e Giovanni,
nel suo Vangelo, ci presentano due descrizioni molto diverse, ma complementari,
dell’irruzione dello Spirito Santo nella prima Comunità cristiana – quella
degli Apostoli e dei primi discepoli. In Giovanni, è tutta interiorità, presenza
intima. In Luca, è manifestazione visibile, sorprendente, sconvolgente, nelle
relazioni con l’ambiente circostante. In un caso come nell’altro, è presenza
dello Spirito di Dio nella nostra umanità.
L’universo è venuto all’esistenza,
con tutta la sua ricchezza di creature, quando
il Soffio di Dio spirò sul caos e
lo fecondò. L’essere umano, uomo e donna, fu creato ad immagine di Dio, quando
il creatore alitò su di loro con il suo soffio di vita, il suo spirito. Spirito
e materia sono intimamente legate in tutte le tappe del piano di Dio.. L’errore
fondamentale e pericoloso di tutti gli gnosticismi, antichi e moderni, è sempre
stato quello di separare i due livelli, o opprimendo la materia e il corpo
con lo spirito, oppure aspirando ad una vita spirituale disincarnata.
E’ l’inverso di ciò che ha fatto Gesù: e ciò equivale a negare l’Incarnazione.
Nelle religioni antiche l’essere umano
sentiva il bisogno di andare verso Dio. Anche in Israele, la Tenda della Riunione
(o dell’Incontro), e più tardi il Tempio, erano il luogo della presenza di
Dio, dove gli uomini andavano ad incontrare Dio. Gesù ci dice che ormai è
Dio che vuole venire a noi. Se lo amiamo… Nel Vangelo, Gesù ha parlato abbondantemente
dell’amore del prossimo e dell’amore per il Padre. Qui, per la prima volta,
in un momento di intimità, prima della sua morte, parla dell’amore nei confronti
della sua persona. “Se mi amate, resterete fedeli ai miei comandamenti…” Non
si tratta di una semplice osservanza esteriore di precetti, ma di una identificazione
a lui nell’amore. Allora, egli pregherà il Padre, che ci manderà lo Spirito.
E continua: “Se qualcuno mi ama, resterà fedele alla mia parola; il Padre
mio lo amerà, noi verremo a lui, andremo ad abitare presso di lui”.
Gesù utilizza una immagine spaziale.
Così come in passato si andava alla Tenda dell’Incontro e poi al Tempio di
Gerusalemme, per incontrare Dio; ora è Dio che si muove, che ci viene incontro,
e stabilisce la sua dimora presso di noi. Dio sacralizza, in un certo senso,
l’essere umano, e attraverso di lui, tutta la sua creazione. Così pure, lo
Spirito che Gesù ha promesso ai suoi
Apostoli, interviene con forza nella vita della comunità dei Discepoli il Giorno della Pentecoste, fino a scuotere
la casa in cui si trovano.
Ogni volta che nella storia dell’umanità,
antica o recente, si è voluto separare lo spirituale dal temporale, sia tentando
di sviluppare una spiritualità non radicata nella vita di ogni giorno, o ancora,
tentando di sviluppare una società che non sia guidata dai valori dello Spirito,
si è approdati a forme di violenza e di oppressione. Il cammino della storia
verso la distruzione del pianeta, tramite forme di inquinamento di ogni sorta,
e verso la distruzione dell’umanità, con ogni sorta di forme di genocidio,
oppressione per mancanza di lavoro, di istruzione, di salute, è il segno di
una umanità che tenta di crearsi al di fuori della presenza dello Spirito.
Del resto, l’oppressione delle coscienze per mezzo di ogni sorta di integralismi,
è il segno di una spiritualità che intende svilupparsi tagliata fuori dall’umanità
reale. L’una e l’altra sono un rifiuto dell’Incarnazione di Dio nell’Umanità.
Apriamoci – apriamo i nostri cuori
e i nostri corpi, le nostre comunità e i nostri popoli – al soffio dello Spirito.
Il mondo di oggi, e anche ciascuno di noi, è un po’ come il caos primitivo,
la confusione di cui parla la Genesi. Preghiamo lo Spirito di Dio di alitare
di nuovo su questo caos, come al mattino della Creazione, e forme
insospettate di vita nuova potranno scaturirne.
Armand VEILLEUX
(traduzione di Anna Bozzo)