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Armand Veilleux

25 dicembre 2000 -Omelia per la Messa di Mezzanotte
Is 9, 1-6; Tt 2, 11-14; Lc 2, 1-14


Questo testo di Luca ci mostra una rappresentazione in tre atti. Il primo atto ci mostra Maria e Giuseppe che partono per un viaggio molto lungo, che li condurrà dapprima a Betlemme in Giudea, attraversando le montagne della Samaria (e li condurrà un po' più tardi in Egitto). Il secondo atto è la nascita di Gesù, che Maria depone in una mangiatoia; e il terzo è l'annuncio di questa nascita fatta dall'angelo ai pastori.

Fermiamoci per prima cosa su questo terzo atto, pieno com'è di freschezza e di gioia. Gesù avrà sempre un'attenzione particolare per i pastori, anche se egli steso sarà carpentiere, e non pastore. Gli piacerà paragonarsi al buon pastore, che si prende affettuosamente cura delle sue pecorelle. Eppure la vita del pastore non sempre idilliaca, soprattutto quando deve custodire il suo gregge, di notte come di giorno. La notte porta con sé lunghe ore di pace e di riflessione, ma porta anche molti pericoli. Il pastore deve difendere le sue pecore dai lupi e dai ladri. (Nel corso dell'ultimo anno numerosi pastori sono stati sgozzati in Algeria durante la notte, in particolare nella regione di Médéa, vicino a Tibhirine). Gente semplice, ma piena di saggezza e con i piedi per terra: è a costoro che il messaggio della nascita di un salvatore viene portato in primo luogo. L'angelo annuncia loro una buona notizia, che sarà fonte di una grande gioia, non solo per loro, ma per tutto il popolo. E la ragione di questa gioia è che un Salvatore è nato per loro.

Per la verità, l'angelo non è molto originale, perché riprende la profezia di Isaia che abbiamo avuto nella prima Lettura. Nell'uno e nell'altro caso la nascita del Messia è presentata come la venuta di un salvatore e di un liberatore. Ogni intervento di Dio nella storia è fortemente radicato nell'elemento umano - è profondamente inculturato, come si direbbe oggi. Dio non si incarna in astratto. Isaia lo annuncia come un salvatore, un liberatore, per il popolo che cammina nelle tenebre e che è piegato sotto il giogo dell'occupante. Parecchi secoli più tardi Gesù nasce in mezzo a un popolo che viveva anch'esso sotto il peso dell'occupazione romana. Bisognava obbedire all'occupante, per quanto arbitrari fossero i suoi editti, come quello di andare a farsi iscrivere nella città dei propri antenati. Nessuno avrebbe osato resistere all'occupante o lanciargli sassi, a meno di volersi fare uccidere. E' dunque in una situazione di oppressione e di umiliazione che Maria mette al mondo suo figlio Gesù.

Così, la gioia che deve riempire i nostri cuori in questa notte, e i festeggiamenti tutti legittimi che devono accompagnare questo tempo di Natale, non devono farci dimenticare che nella Palestina di Gesù, compresa la stessa Betlemme, i bambini nascono, duemila anni più tardi, in una situazione identica - e senza dubbio più grave - di occupazione di oppressione. E quanti paesi, dall'Angola al Congo, passando per l'Irak, e per tanti altri paesi, vivono situazioni come quella descritta da Isaia, quando parla del "popolo che camminava nelle tenebre". Con Isaia, anche noi domandiamo che i bastoni degli aguzzini siano spezzati, e che i calzari e gli abiti dei soldati siano bruciati, e che regni finalmente la Pace. Ed è proprio un principe della Pace che annuncia Isaia, ed è "pace in terra agli uomini che Dio ama", quella il coro degli angeli annuncia ai pastori.

Come mai dopo duemila anni la pace, portata dal Figlio di Dio, Principe della Pace, è così fragile e viene fatta a pezzi così facilmente? Paolo ce lo spiega indirettamente nel testo della sua Lettera a Tito, la nostra seconda Lettura. Il fatto è che non vi sarà pace duratura tra gli uomini, fintantoché non vi sarà la pace in ciascuno dei nostri cuori.. Paolo ci ricorda che questo bambinello che troviamo così commovente nella sua mangiatoria, è venuto per riscattare i nostri peccati. Bisogna dunque che impariamo a vivere nel mondo presente, che non è certamente né migliore né peggiore di quello di alcun altro secolo, come uomini ragionevoli, giusti e buoni.

E poiché Maria ci ha offerto simbolicamente in pasto suo figlio, deponendolo in una mangiatoia, proseguiamo la nostra Eucaristia con gioia e gratitudine, nella speranza che il nutrimento eucaristico ci riempia della pace annunciata dagli angeli a coloro che Dio ama, e trasformi anche noi in agenti di pace per tutti coloro che ci circondano.

Armand VEILLEUX

(traduzione di Anna Bozzo)

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