19 marzo 2001 - Festa di san Giuseppe
Patrono dell'Abbazia di Scourmont
2Sam 7, 4...16; Rom. 4, 13...22; Mat 1, 16-24


O M E L I A

La nostra abbazia di Scourmont ha san Giuseppe come patrono. E' questa per noi una ragione di più per celebrare con solennità la sua festa, anche se siamo in Quaresima. Affidando l'Abbazia a Giuseppe, i nostri predecessori intendevano affidarla contemporaneamente a Gesù e a Maria, perché sono inseparabili. Tutti e tre hanno vegliato su di essa in passato, e lo fanno ancora oggi; e noi sappiamo che lo faranno domani.

Le tre letture di oggi ci presentano una lunga catena di testimoni collegati tra di loro dalla medesima promessa che si trasmette di generazione in generazione. L'Epistola ai Romani ci rimanda alla promessa fatta ad Abramo di una discendenza numerosa. Abramo e Giuseppe hanno questo in comune, che la paternità è loro data quando meno se lo aspettano: ad Abramo la paternità secondo la carne, mentre lui e sua moglie sono in età avanzata; a Giuseppe la paternità secondo lo spirito, quando non ha ancora sposato la sua fidanzata Maria. Per entrambi è una sorpresa. L'uno e l'altro accettano nella fede il messaggio che è loro dato. L'uno e l'altro, ciascuno a suo modo, è nostro padre nella fede.

L'anello della catena che congiunge Abramo e Giuseppe è Davide, a cui viene promesso non soltanto che avrà una discendenza numerosa, come Abramo, ma che avrà un discendente che gli succederà sul trono. Quando nasce Gesù, egli è, nel senso più profondo, "figlio della promessa", poiché compie le promesse fatte ad Abramo, a Davide e a Giuseppe. Tutti e tre sono nostri padri nella fede, perché ciascuno di noi è anche un figlio o una figlia della promessa, nella misura in cui il Cristo è generato in noi e noi siamo generati in Cristo.

Noi siamo anche i beneficiari di un'altra promessa: quella di Gesù che ha detto: dove due o tre sono riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro. La nostra comunità è già stata in passato ben più numerosa di adesso. Ora è numericamente più ristretta. E' un po' come Sara, che si sente troppo vecchia per avere un figlio, o come Maria, che non conosce uomo. Ma, fedele alla fede del nostro antenato Abramo - nostro padre nella fade - crediamo contro ogni speranza. Noi sappiamo che, qualunque sia il nostro numero, Cristo è presente in mezzo a noi e san Giuseppe ha ricevuto la missione di vegliare a che egli cresca continuamente in noi, fino a che noi siamo trasformati in lui.

Domandiamogli anche di far crescere la nostra comunità non solo ancorandola sempre più solidamente nell'amore di Cristo, ma anche suscitando nell'anima di parecchi giovani il desiderio di venire a cercarlo, a trovarlo e a servirlo in mezzo a noi e con noi.

Armand VEILLEUX

traduzione di Anna Bozzo