25 novembre 2001 – Domenica di Cristo Re « C »
Gesù Re :
certo come re è un po’ curioso, lassù sulla croce. In realtà,
è piuttosto sorprendente che gli venga dato un titolo che ha sempre
rifiutato. Era fuggito quando la folla
aveva voluto consacrarlo re; e a Pilato che insisteva: « Allora, sei tu il
re dei Giudei?» aveva semplicemente risposto:
« Sei tu che lo dici ». E, al buon ladrone del Vangelo che abbiamo
letto oggi, il quale gli chiede : «Ricordati di me quando sarai nel tuo regno
», nella sua risposta Gesù non parla di regno, ma dice piuttosto: « oggi stesso
sarai con me in “Paradiso”».
In questo brano del
suo Vangelo, Luca stabilisce un contrasto molto accentuato tra la comprensione che questo povero ladrone
ha di Gesù e l’incomprensione totale che di lui hanno tutti gli altri.
Il popolo, poveraccio, così facilmente manipolato – come possiamo constatarlo
sempre nei momenti di crisi - aveva
sulle prime seguito Gesù, e aveva anche voluto farlo re;
poi, manipolato dai dottori della legge e dai capi del popolo, aveva
reclamato la sua morte. E ora, questo
stesso povero popolo – che non sa più bene neppure lui cosa vuole – « resta
là a guardare », ma allora tutti gli altri si scatenano e, alla fin fine dicono
tutti la stessa cosa. I capi sghignazzano e dicono: « Ha salvato gli altri, che salvi se stesso».
I soldati lo scherniscono e dicono:
« Se sei il re dei Giudei, salva te stesso».
Il primo ladrone dice perfino : « Non sei forse il Messia? Salva te stesso
».
« Salva te stesso
» ripetono tutti quanti. Come se Gesù
fosse venuto per salvare se stesso e non per salvare tutti coloro che erano
perduti. Lo invitano a mostrare la sua onnipotenza scendendo dalla croce. Ma
lui invece è salito sulla croce proprio per mostrare la sua debolezza – la
nostra debolezza, che aveva preso su di sé.
E loro, sono tutti troppo consci del loro potere e del loro valore
personale, per rendersi conto che hanno bisogno di essere salvati. Non possono
immaginare niente altro che un re pieno di potere e di potenza, mentre invece
la funzione primaria del re che Dio aveva dato al suo Popolo all’epoca di
Samuele era quella di difendere i poveri, i piccoli, la vedova e l’orfano,
di fare giustizia ai deboli e agli
oppressi. Gesù non ha nulla da rispondere
loro. Con loro, non ha certamente nulla da perdere, ma neppure nulla da guadagnare.
E ha semplicemente pregato il padre suo di perdonare loro, perché non
sanno quello che fanno.
Il secondo ladrone
è uno di quei poveri che sanno di essere poveri. Sapendo di aver bisogno di
salvezza, sa riconoscere un salvatore; neppure lui non ha niente da perdere,
ma ha tutto da guadagnare. Parla a Gesù con la familiarità toccante di coloro
che non sanno portare delle maschere, e davanti ai quali nessuno sa portarne
a sua volta. Non sa che farsene dei
titoli di « Signore » o di «Maestro», di « Monsignore » o di « Reverendo »
. Chiama Gesù semplicemente con il suo nome, come farebbero
naturalmente dei compagni di prigionia o sul luogo della esecuzione.
« Gesù, dice il ladrone buono, ricordati
di me quando verrai a inaugurare il tuo regno. »
« Ricordati di me
...». E’ il ricordo che lega a Cristo i credenti di tutti i tempi,
vale a dire coloro che si ricordano
di lui e della raccomandazione che egli ha fatto loro: « Fate questo in memoria
di me ». Ma è anche, prima di tutto, il ricordo che Lui, Gesù, ha di tutti
i suoi, ricordo che li lega a Lui : « Ricordati di me », dice il buon ladrone
che certamente non aveva inteso la raccomandazione che Gesù aveva fatto ai suoi nell’ultima cena, ma che
forse sapeva ciò che Gesù aveva detto della donna che gli aveva versato il profumo sui piedi, li aveva bagnati
delle sue lacrime e asciugati con i suoi capelli: « Dovunque questo Vangelo sarà annunziato , aveva detto, si citeranno
questi fatti in memoria di lei »
E’ questo ricordo
che Gesù ha di noi a stabilire un ponte tra l’eternità e la nostra vita in
questo mondo. Il regno eterno di
Dio è allora instaurato nel momento presente : « Oggi , con me, tu sarai
in Paradiso. »
E’ a questo « oggi » che ci lega la nostra celebrazione eucaristica. Noi facciamo
memoria di lui, perché sappiamo che lui si ricorda di noi.
La nostra vita di
preghiera continua consiste nel vivere costantemente in presenza di Dio, nel
mantenere presente nei nostri cuori il ricordo di Gesù. Ma questo è possibile
perché Gesù si ricorda lui stesso di noi.
Insieme con il brigante del Vangelo che, fedele al suo mestiere di
ladro, secondo una bella espressione di san Giovanni
Crisostomo, « ruba con la sua confessione
il regno dei cieli», anche noi, che siamo come una banda di briganti,
diciamogli : « Ricordati di noi quando sarai nel tuo regno
».
Armand VEILLEUX
(traduzione italiana
di Anna Bozzo)