25 novembre 2001 – Domenica di Cristo Re « C »

2 S 5,1-3 ; Col 1,12-20 ; Lc 23,35-43

 

O M E L I A

 

Gesù  Re :  certo come re è un po’ curioso, lassù sulla croce.  In realtà,  è piuttosto sorprendente che gli venga dato un titolo che ha sempre rifiutato.  Era fuggito quando la folla aveva voluto consacrarlo re; e a Pilato che insisteva: « Allora, sei tu il re dei Giudei?» aveva semplicemente risposto:  « Sei tu che lo dici ». E, al buon ladrone del Vangelo che abbiamo letto oggi, il quale gli chiede : «Ricordati di me quando sarai nel tuo regno », nella sua risposta Gesù non parla di regno, ma dice piuttosto: « oggi stesso sarai con me in “Paradiso”».

 

In questo brano del suo Vangelo, Luca stabilisce un contrasto molto accentuato  tra la comprensione che questo povero ladrone ha di Gesù e l’incomprensione totale che di lui hanno tutti gli altri.  Il popolo, poveraccio, così facilmente manipolato – come possiamo constatarlo sempre nei momenti di crisi -  aveva sulle prime seguito Gesù, e aveva anche voluto farlo re;  poi, manipolato dai dottori della legge e dai capi del popolo, aveva reclamato la sua morte.  E ora, questo stesso povero popolo – che non sa più bene neppure lui cosa vuole – « resta là a guardare », ma allora tutti gli altri si scatenano e, alla fin fine dicono tutti la stessa cosa.  I capi  sghignazzano e dicono: « Ha salvato gli altri, che salvi se stesso».  I soldati lo scherniscono e dicono:  « Se sei  il re dei Giudei, salva te stesso». Il primo ladrone dice perfino : « Non sei forse il Messia? Salva te stesso ».

 

« Salva te stesso » ripetono tutti quanti.  Come se Gesù fosse venuto per salvare se stesso e non per salvare tutti coloro che erano perduti. Lo invitano a mostrare la sua onnipotenza  scendendo dalla croce.  Ma lui invece è salito sulla croce proprio per mostrare la sua debolezza – la nostra debolezza, che aveva preso su di sé.  E loro, sono tutti troppo consci del loro potere e del loro valore personale, per rendersi conto che hanno bisogno di essere salvati. Non possono immaginare niente altro che un re pieno di potere e di potenza, mentre invece la funzione primaria del re che Dio aveva dato al suo Popolo all’epoca di Samuele era quella di difendere i poveri, i piccoli, la vedova e l’orfano, di fare giustizia  ai deboli e agli oppressi.  Gesù non ha nulla da rispondere loro. Con loro, non ha certamente nulla da perdere, ma neppure nulla da guadagnare.  E ha semplicemente pregato il padre suo di perdonare loro, perché non sanno quello che fanno.

 

Il secondo ladrone è uno di quei poveri che sanno di essere poveri. Sapendo di aver bisogno di salvezza, sa riconoscere un salvatore; neppure lui non ha niente da perdere, ma ha tutto da guadagnare. Parla a Gesù con la familiarità toccante di coloro che non sanno portare delle maschere, e davanti ai quali nessuno sa portarne a sua volta.  Non sa che farsene dei titoli di « Signore » o di «Maestro», di « Monsignore » o di « Reverendo » . Chiama Gesù semplicemente con il suo nome, come farebbero  naturalmente dei compagni di prigionia o sul luogo della esecuzione. « Gesù, dice il ladrone buono,  ricordati di me quando verrai a inaugurare il tuo regno. »

 

« Ricordati di me ...». E’ il ricordo che lega a Cristo i credenti di tutti i tempi, vale a dire coloro che  si ricordano di lui e della raccomandazione che egli ha fatto loro: « Fate questo in memoria di me ». Ma è anche, prima di tutto, il ricordo che Lui, Gesù, ha di tutti i suoi, ricordo che li lega a Lui : « Ricordati di me », dice il buon ladrone che certamente non aveva inteso la raccomandazione che Gesù  aveva fatto ai suoi nell’ultima cena, ma che forse sapeva ciò che Gesù aveva detto della donna che gli aveva  versato il profumo sui piedi, li aveva bagnati delle sue lacrime e asciugati con i suoi capelli:  « Dovunque questo Vangelo  sarà annunziato , aveva detto, si citeranno questi fatti in memoria di lei »

 

E’ questo ricordo che Gesù ha di noi a stabilire un ponte tra l’eternità e la nostra vita in questo mondo. Il regno eterno  di Dio  è allora  instaurato nel momento presente : « Oggi , con me, tu sarai in Paradiso. »

 

E’ a questo  « oggi » che ci lega  la nostra celebrazione eucaristica. Noi facciamo memoria di lui, perché sappiamo che lui si ricorda di noi.

 

La nostra vita di preghiera continua consiste nel vivere costantemente in presenza di Dio, nel mantenere presente nei nostri cuori il ricordo di Gesù. Ma questo è possibile perché Gesù si ricorda lui stesso di noi.  Insieme con il brigante del Vangelo che, fedele al suo mestiere di ladro,  secondo una bella espressione di san Giovanni Crisostomo,  « ruba con la sua confessione il regno dei cieli», anche noi, che siamo come una banda di briganti,  diciamogli :  « Ricordati di noi quando sarai nel tuo regno ».

 

Armand VEILLEUX

 

(traduzione italiana di Anna Bozzo)