Site du Père Abbé
Armand Veilleux

14 gennaio 2001 - II domenica "C"
Is 62,1-5; 1 Co 12, 4-11; Gv 2, 1-11


O M E L I A

L'Evangelista Giovanni non ha nulla del cronista o del giornalista. Ha tutto del teologo. Per questa ragione, in un testo come questo (le nozze di Cana), non bisogna accontentarsi di vedere la descrizione di un bel miracolo, con il quale Gesù procura ai convitati il vino necessario per continuare la festa, ma bisogna piuttosto tentare di discernere il messaggio teologico che l'Evangelista vuole trasmettere. La chiave di questo racconto si trova, come al solito, alla fine: fu questo, dice Giovanni, il primo dei segni compiuti da Gesù; e questo segno - che è altra cosa da un "miracolo" - ci offre la chiave per l'interpretazione di tutto il resto del Vangelo.

L'elemento centrale del racconto sono le sei giare di pietra. Si tratta di giare che servivano alle abluzioni che gli ebrei facevano per purificarsi. E' un po' strano trovarne sei in una casa privata, dove si celebrano delle nozze. Sono di pietra come le tavole sulle quali la Legge antica era stata consegnata a Mosé. Il fatto importante qui è che sono vuote. Queste giare vuote, che rappresentano l'antica Alleanza, in cui l'uomo viveva nella paura, ossessionato dalla tensione tra il puro e l'impuro, tra ciò che è permesso e ciò che è proibito, e cercando di liberarsi dal suo sentimento di impurità attraverso delle abluzioni rituali.

Proprio a questa religione del puro e dell'impuro, delle abluzioni e dei sacrifici, Gesù viene a sostituire una religione dell'amore, simboleggiata dal vino nuovo dello Spirito. Questa legge Antica, Gesù un giorno dirà che non è venuto per abolirla, ma per perfezionarla. Il numero delle giare (ce ne sono 6) significa precisamente la mancanza di completezza, perché sette è il numero perfetto. Gesù viene a realizzare l'economia antica facendo riempire queste giare di acqua. E l'acqua si cambia in vino, non nelle giare, ma quando viene servita.

All'inizio del suo Vangelo, dal Battesimo di Gesù nel Giordano, Giovanniconta accuratamente i giorni. Ora siamo al sesto giorno: quello che corrisponde al sesto giorno della Genesi, il giorno in cui Dio creò l'uomo. Gesù viene dunque a creare un'umanità nuova. In tutto il suo Vangelo Giovanni presenta Gesù come il nuovo Adamo (Maria come la nuova Eva), e il Regno che egli è venuto ad instaurare come una nuova creazione.

Gesù e Maria non si trovano allo stesso titolo a queste nozze. Giovanni pesa le sue parole: "Vi era una cerimonia di nozze a Cana. Maria era là. Anche Gesù fu invitato. Maria è là, perché appartiene ancora all'Antica Alleanza. Quando segnala a Gesù la mancanza di vino, Gesù le fa presente che questo vino, che è ormai esaurito, appartiene al passato. "Che t'importa, a te e a me". Tuttavia la Nuova Alleanza, la nuova creazione portata da lui non è presente quel giorno che come un segno, perché la sua ora (l'ora della sua Passione) non è ancora venuta. Mentre Eva, la madre dei viventi, aveva offerto la mela al primo Adamo, Maria si accontenta di segnalare a Gesù che manca il vino, e Gesù, invitandola a rompere con questo passato, fa di lei la madre della Nuova Alleanza, la madre della Chiesa; e lei esercita già questo ruolo dicendo ai servitori: "Fate tutto quello che egli vi dirà".

L'ora di Gesù non è ancora venuta. Prima che venga questa ora, egli conoscerà tutte le tensioni create da coloro che restano attaccati all'Antica Alleanza e che qui sono simboleggiati dal maestro di cerimonia che interpella lo sposo e gli rimprovera di non aver servito per primo il vino migliore. Cosi, gli scribi e i dottori della legge antica rimproverano senza tregua a Gesù di non seguire i costumi e le tradizioni.

Questo Vangelo ci invita a lasciarci istruire e formare dai segni operati da Gesù e ad attingere la nostra esperienza di Dio nel vino nuovo dello Spirito, piuttosto che in una purezza ricercata attraverso osservanze e riti. Noi non apparteniamo all'Antica Alleanza. Noi non abbiamo a che fare con il maestro di cerimonia e i suoi costumi sorpassati. Ascoltiamo piuttosto Maria, che ci dice: "Fate tutto quello che egli vi dirà". Allora noi saremo i convitati alle nozze dell'Agnello che Giovanni descriverà nella sua Apocalisse e che erano già annunciate nel testo di Isaia che abbiamo avuto come prima lettura: "Come la giovane sposa è la gioia di suo marito, così tu sarai la gioia del tuo Dio".

Armand VEILLEUX

(traduzione di Anna Bozzo)

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