Site du Père Abbé
Armand Veilleux

24 décembre 2000 - 4ème dimanche de l'Avent "C"
Mi 5, 1-4; He 10, 5-10; Lc 1, 39-45

O M E L I A

Il presepio è un elemento importante della celebrazione popolare del Natale. Vediamo presepi un po' dappertutto: nelle chiese, nelle case private, nei negozi, nelle vetrine ecc. i personaggi principali sono evidentemente Giuseppe, Maria e Gesù Bambino, e il loro aspetto fisico generalmente è determinato dalla cultura dell'artista o di chiunque abbia fabbricato le statuine. Si aggiungono di solito i pastori durante la notte di Natale e i Magi all'Epifania. Certo, vi troviamo anche il bue e l'asinello; e, con più o meno buon gusto, vi si aggiungono diverse decorazioni (la stella, luci scintillanti ecc. ).

Se esaminiamo i dettagli forniti dai due evangelisti che ci parlano della nascita di Gesù, constatiamo che nessuno dei due Vangeli in questione riporta tutti questi dettagli. I nostri presepi rappresentano una ricostruzione dei fatti che si ricollega ben poco ai particolari forniti da Luca e Matteo.

Non dobbiamo neppure dimenticare che né Luca né Matteo, nei primi capitoli dei loro Vangeli, pretendono di darci una descrizione storica dei fatti che accompagnano i primi momenti della vita di Gesù. Di fatto, tutti e due ci insegnano già quello che sarà l'elemento centrale del loro Vangelo: il camminare alla sequela di Cristo, o la condizione del discepolo.

L'insegnamento di Gesù nel Vangelo di Luca si concentra nel suo viaggio dalla Galilea fino a Gerusalemme. Questo viaggio, oltre ad essere uno spostamento dal punto di vista geografico, è anche un tema teologico. Gesù insegna a quei discepoli (che sono i suoi), quello che sarà il suo pellegrinaggio umano: un cammino verso la gloria, passando per la sofferenza. A qualcuno che esprimeva il desiderio di seguirlo, dice: "le volpi hanno una tana e gli uccelli del cielo hanno un nido, ma il Figlio dell'Uomo non ha dove posare il capo." Secondo Luca, Gesù ha cominciato la sua vita nell'insicurezza, lontano dalla casa dei suoi genitori, in una stalla. Tutto ciò è un simbolo del fatto che i capi del popolo di Israele lo hanno rifiutato. Non avevano posto per lui nella loro tradizione. La traiettoria della vita di Gesù, nel vangelo di Luca, comincia senza un posto per lui nell'albergo e termina senza un posto per lui nel cuore del suo popolo. La risposta di Gesù a colui che vuole seguirlo esprime che la vulnerabilità e l'insicurezza sono una condizione per diventare "discepolo": una apertura totale a tutto ciò che l'obbedienza a Gesù Cristo può significare.

Luca anticipa tutto questo insegnamento nei suoi due primi capitoli. La prima espressione di questo insegnamento è Maria, modello di ogni discepolo che ascolta la parola di Dio e la mette in pratica. Il racconto di Luca descrive il modo inatteso con cui, in continuità con l'Antico Testamento, Dio sceglie una giovane vergine ebrea di un piccolissimo villaggio della Galilea. Ora la Galilea si trovava in una provincia del Nord, ed era disprezzata dagli ebrei più colti della Giudea. Una delle ragioni di questo disprezzo era che la regione era abitata da molti Gentili, al punto che si poteva dubitare della stessa purezza rituale degli Ebrei che vi abitavano.

Non soltanto Dio visita questa ragazza. Ma in lei e per mezzo di lei visita il resto dell'umanità. Nell'Antico Testamento, nel secondo Libro di Samuele (2S 6, 2-11), si trova una descrizione molto colorita del trasferimento dell'Arca dell'Alleanza a Gerusalemme. L'Arca, che è il simbolo della presenza di Dio, si ferma nella casa di Obed-Edom ed è una fonte di grande benedizione per quella casa. Davide danza davanti all'Arca. Luca riprende tutti questi elementi nel racconto del suo Vangelo, che abbiamo ora letto, nella descrizione della visita di Maria a sua cugina Elisabetta. Come l'Arca, Maria intraprende un viaggio che la conduce dalla Galilea in Giudea, attraverso le montagne di Samaria. Ha luogo la stessa manifestazione di gioia, compresa la danza sacra compiuta da Giovanni Battista nel seno di sua madre., corrispondente a quella di Davide davanti all'Arca. E l'esclamazione di Elisabetta mentre saluta Maria riproduce quasi parola per parola quella di Davide quando sta davanti all'Arca.

Maria è la vera Arca dell'Alleanza, che comunica la presenza di Dio a tutti coloro a cui rende visita. Ma tutto ciò è reso con 'estrema semplicità, e con un tocco ammirevole di umanità.

Ecco tutto ciò che deve essere presente al nostro spirito e al nostro cuore quando guardiamo un presepio. Il presepio non deve essere semplicemente un'altra espressione superficiale dello spirito festivo di questa stagione, ma un richiamo al fatto che Dio viene a noi per chiederci di essere suoi discepoli, e che camminare al suo seguito implica l'accettazione della sfida della piccolezza, della vulnerabilità e dell'insicurezza.

Armand VEILLEUX

(traduzione di Anna Bozzo)