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du Père Abbé
Armand Veilleux
16 dicembre 2000 –III domenica di Avvento "C"
O M E L I A
Tradizionalmente,
la terza domenica di Avvento viene chiamata la domenica “Gaudete”, cioè
la domenica della gioia. Ma sembra esserci contrasto tra questo tema della
gioia e la figura di Giovanni Battista, che ci viene presentata nel Vangelo
di oggi.
Quando pensiamo
alla gioia, subito pensiamo a festività e a tavole imbandite, a buoni
cibi e a bevande di qualità. Giovanni beveva solo acqua e la sua dieta
si limitava a un menù di cavallette e miele selvatico.
Pensare alla
gioia, ci fa venire in mente vestiti eleganti, mentre il guardaroba di
Giovanni consisteva in un abito di pelo di cammello e in una cintura di
cuoio.
Se ancora pensiamo
alla gioia, ecco ci viene in mente un comico o un intrattenitore che sa
divertire la gente e fa sentire a suo agio il pubblico dei suoi uditori.
Giovanni invece aveva come motto preferito: “Convertitevi!”
Il problema è forse allora che confondiamo facilmente la
vera gioia e l’autentica felicità con un sentimento superficiale di benessere
che troviamo nel divertimento. Allora cerchiamo facilmente la gioia nell’evasione,
nelle fantasticherie e nei piaceri, e ci fabbrichiamo un’esistenza tutta
superficiale e senza significato profondo.
La via di Giovanni
il Battista non era certo una vita di divertimento. E tuttavia nel Vangelo
appare come un uomo profondamente felice – felice perché totalmente libero.
Ha una missione e vive soltanto per quella.
Non ha problemi a riconciliare
questa missione con i suoi interessi personali, perché non ha interessi
personali. Nella sua vita non vi è dunque posto per la frustrazione..
E’ un autentico povero – uno di quei poveri che sono capaci di vedere
il volto di Dio. Di fatto, quando Dio viene in questo mondo nella persona
di Gesù, lo riconosce subito.
Non si può vedere
Dio se non attraverso gli occhi di Dio. E quando uno guarda con gli occhi
di Dio, tutta la realtà umana gli appare diversa. Vede allo stesso tempo
la bellezza e i peccati dell’esistenza umana. Vede un bisogno di redenzione,
là dove altri vedono una realizzazione. Il messaggio di Giovanni, nella sua persona come nelle sue parole, non
è un richiamo alla soddisfazione
della propria realizzazione personale, ma un riconoscimento del bisogno
dell’uomo di annientarsi davanti a Dio.
La gioia a cui
Giovanni invita tutti, è la gioia di un cuore contrito, di una esistenza
condivisa: che colui che possiede dia a chi non ha. Che ciascuno trovi
la sua gioia nel compimento del proprio dovere, con giustizia e onestà,
sia egli collettore di imposte, soldato o altro ancora. Una vita per gli
altri è la forma più autentica di gioia cristiana, da quando Cristo ha
vissuto ed è morto per gli altri – per noi.
La celebrazione
eucaristica è una delle occasioni privilegiate che ci vengono date, in
cui la vera gioia deve essere ricevuta e al tempo stesso comunicata. Ciascuno
di noi viene a questa celebrazione con le proprie preoccupazioni personali.,
le sue lotte, le sue esperienze di successo o di fallimento e certamente
anche con tutto un bagaglio di cose (idee, convinzioni ecc.) che dovrebbero,
umanamente parlando, separarci. E invece siamo uniti nella gioia di saperci
tutti salvati dallo stesso Cristo Gesù.
Possiamo noi
fare fin da ora l’esperienza di questa gioia, la quale, lo speriamo, si
espanderà in pienezza in ciascuno dei nostri cuori il giorno di Natale.
Armand VEILLEUX
(traduzione di Anna Bozzo)
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