Site du Père Abbé
Armand Veilleux

16 dicembre 2000 –III domenica di Avvento "C"
So 3, 14-18; Fil 4, 4-7; Lc 3, 10-18

O M E L I A

Tradizionalmente, la terza domenica di Avvento viene chiamata la domenica “Gaudete”, cioè la domenica della gioia. Ma sembra esserci contrasto tra questo tema della gioia e la figura di Giovanni Battista, che ci viene presentata nel Vangelo di oggi.

Quando pensiamo alla gioia, subito pensiamo a festività e a tavole imbandite, a buoni cibi e a bevande di qualità. Giovanni beveva solo acqua e la sua dieta si limitava a un menù di cavallette e miele selvatico.

Pensare alla gioia, ci fa venire in mente vestiti eleganti, mentre il guardaroba di Giovanni consisteva in un abito di pelo di cammello e in una cintura di cuoio.

Se ancora pensiamo alla gioia, ecco ci viene in mente un comico o un intrattenitore che sa divertire la gente e fa sentire a suo agio il pubblico dei suoi uditori. Giovanni invece aveva come motto preferito: “Convertitevi!”

Il problema  è forse allora che confondiamo facilmente la vera gioia e l’autentica felicità con un sentimento superficiale di benessere che troviamo nel divertimento. Allora cerchiamo facilmente la gioia nell’evasione, nelle fantasticherie e nei piaceri, e ci fabbrichiamo un’esistenza tutta superficiale e senza significato profondo.

La via di Giovanni il Battista non era certo una vita di divertimento. E tuttavia nel Vangelo appare come un uomo profondamente felice – felice perché totalmente libero. Ha una missione e vive soltanto per quella.  Non ha problemi a riconciliare  questa missione con i suoi interessi personali, perché non ha interessi personali. Nella sua vita non vi è dunque posto per la frustrazione.. E’ un autentico povero – uno di quei poveri che sono capaci di vedere il volto di Dio. Di fatto, quando Dio viene in questo mondo nella persona di Gesù, lo riconosce subito.

Non si può vedere Dio se non attraverso gli occhi di Dio. E quando uno guarda con gli occhi di Dio, tutta la realtà umana gli appare diversa. Vede allo stesso tempo la bellezza e i peccati dell’esistenza umana. Vede un bisogno di redenzione, là dove altri vedono una realizzazione. Il messaggio di Giovanni,  nella sua persona come nelle sue parole, non è un richiamo alla  soddisfazione della propria realizzazione personale, ma un riconoscimento del bisogno dell’uomo di annientarsi davanti a Dio.

La gioia a cui Giovanni invita tutti, è la gioia di un cuore contrito, di una esistenza condivisa: che colui che possiede dia a chi non ha. Che ciascuno trovi la sua gioia nel compimento del proprio dovere, con giustizia e onestà, sia egli collettore di imposte, soldato o altro ancora. Una vita per gli altri è la forma più autentica di gioia cristiana, da quando Cristo ha vissuto ed è morto per gli altri – per noi.

La celebrazione eucaristica è una delle occasioni privilegiate che ci vengono date, in cui la vera gioia deve essere ricevuta e al tempo stesso comunicata. Ciascuno di noi viene a questa celebrazione con le proprie preoccupazioni personali., le sue lotte, le sue esperienze di successo o di fallimento e certamente anche con tutto un bagaglio di cose (idee, convinzioni ecc.) che dovrebbero, umanamente parlando, separarci. E invece siamo uniti nella gioia di saperci tutti salvati dallo stesso Cristo Gesù.

Possiamo noi fare fin da ora l’esperienza di questa gioia, la quale, lo speriamo, si espanderà in pienezza in ciascuno dei nostri cuori il giorno di Natale.

Armand VEILLEUX

(traduzione di Anna Bozzo)

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