Site du Père Abbé
Armand Veilleux

3 dicembre, 2000 - I domenica di Avvento "C"
Ger 33, 14-16; 1 Tess 3, 12-4,2; Lc 21, 25...36

O M E L I A

La nostra esistenza umana è misurata sulla danza ritmica del tempo. Il movimento della terra intorno al sole crea la misura che noi chiamiamo anno. La rivoluzione della luna intorno alla terra è la base di ciò che chiamiamo mese. Il movimento rapido della terra su se stessa è chiamato giorno; e noi dividiamo questo giorno in ore e secondi.

Nelle civiltà antiche, all'epoca di Israele, questo avanzare del tempo era considerato come una disposizione arbitraria delle potenze celesti cosmiche. Si considerava che ci fossero tempi propizi e tempi nefasti, tempi di salvezza e tempi di distruzione. L'uomo, sentendosi impotente davanti ai poteri della natura cercava di fuggire il flusso del tempo rifugiandosi in cicli cosmici sacralizzati, di cui egli potesse essere partecipe, e in cui potesse trovare una certa stabilità.

Per Israele, questo sforzo di fuggire il tempo reale rimpiazzandolo con un tempo sacro, era un'illusione. Perché Israele era convinto che ogni evento della storia era una epifania di Dio. Era Dio a condurre il suo popolo; era Lui che lo liberava o lo puniva. Egli era il Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe, ed era anche il Dio dell'esilio a Babilonia. Molti profeti avevano annunciato la distruzione del Tempio, come conseguenza della rottura dell'Alleanza con Dio. In occasione della sua ultima salita a Gerusalemme, Gesù fa lo stesso. Annuncia che il Tempio di Gerusalemme, centro di tutto il culto di Israele, sarà distrutto, e che non resterà pietra su pietra. I suoi uditori gli domandano allora quale sarà il segno di questa liberazione del Popolo dalla sua schiavitù, e quale il segno della restaurazione del vero Israele che adorerà Dio in spirito e verità (Lc 21,7). E' allora che Gesù pronuncia il lungo discorso escatologico, di cui abbiamo avuto una parte domenica scorsa, e di cui abbiamo oggi la seconda.

Non descrive la "fine del mondo", così come spesso abbiamo inteso. Descrive, in maniera simbolica, il disordine stabilito nel cuore dell'umanità dalla cupidigia e dall'irresponsabilità della razza umana. Se facesse lo stesso discorso oggi, ci parlerebbe senza dubbio della mucca pazza, dell'Aids, ma soprattutto delle guerre provocate inb più parti del mondo dalla sete di potere o di ricchezze, senza contare l'oppressione e la sofferenza generate dalle disparità tra i privilegiati e meno privilegiati, in tutte le società, comprese quelle che stanno meglio.

Ma Gesù non si limita a questo. Annuncia la liberazione: Allora si vedrà il Figlio dell'Uomo apparire attraverso la nube. Non dice: "Annientatevi, allora, perché è la fine del mondo". Dice invece: "Risollevatevi, rialzate la testa, perché la vostra liberazione è vicina". Gesù annuncia la liberazione realizzata dal Figlio ell'Uomo, cioè dall'umanità trasformata dalla presenza nel suo seno del Figlio di dio fatto Uomo - da questa umanità nuova, fatta di coloro che vivono del Suo messaggio, secondo le beatitudini, di coloro che sono poveri, umili di cuore, artigiani di pace, assetati di giustizia e disposti a subire le persecuzioni.

Gesù termina con una raccomandazione molto importante: "State all'erta". E' una raccomandazione che fa più volte verso la fine della sua vita. Domanda ai suoi discepoli di guardarsi dai farisei (Lc 12,1), e così pure dagli scribi (Lc 20,46), o da coloro che provocano scandali (Lc 17,3). Da cosa dice loro di guardarsi ora? - Li mette in guardia contro tutte le forme di disordine nella vita privata (sregolatezza, avidità, cupidigia) che generano le situazioni sociali catastrofiche che ha appena menzionato.

Il suo discorso termina, non con il richiamo al timore e al tremore, ma con la fiducia suscitata da questo ingresso folgorante del Figlio dell'Uomo nella storia, attraverso l'azione umanizzante dei suoi discepoli; non a stare abbassati davanti a lui per paura, ma a stare eretti davanti a Lui, nell'atteggiamento che esprime la dignità, che Egli ha restituito loro diventando uno di loro.

In questo tempo di Avvento celebriamo questa presenza del Figlio dell'Uomo nel cuore della nostra storia. Stiamo ritti davanti a lui perché la sua presenza ci penetri e ci trasformi, affinché attraverso di noi e attraverso la nostra vita cristiana, Egli continui e compia la Liberazione da tutte le schiavitù, da tutte le sofferenza e da tutte le oppressioni generate dai nostri peccati.

Armand VEILLEUX
(traduzione di Anna Bozzo)