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du Père Abbé
Armand Veilleux
O M E L I A
La nostra esistenza umana è misurata sulla danza ritmica del tempo.
Il movimento della terra intorno al sole crea la misura che noi chiamiamo
anno. La rivoluzione della luna intorno alla terra è la base di ciò
che chiamiamo mese. Il movimento rapido della terra su se stessa è
chiamato giorno; e noi dividiamo questo giorno in ore e secondi.
Nelle civiltà antiche, all'epoca di Israele, questo avanzare del
tempo era considerato come una disposizione arbitraria delle potenze celesti
cosmiche. Si considerava che ci fossero tempi propizi e tempi nefasti, tempi
di salvezza e tempi di distruzione. L'uomo, sentendosi impotente davanti
ai poteri della natura cercava di fuggire il flusso del tempo rifugiandosi
in cicli cosmici sacralizzati, di cui egli potesse essere partecipe, e in
cui potesse trovare una certa stabilità.
Per Israele, questo sforzo di fuggire il tempo reale rimpiazzandolo con
un tempo sacro, era un'illusione. Perché Israele era convinto che
ogni evento della storia era una epifania di Dio. Era Dio a condurre il
suo popolo; era Lui che lo liberava o lo puniva. Egli era il Dio di Abramo,
di Isacco e di Giacobbe, ed era anche il Dio dell'esilio a Babilonia. Molti
profeti avevano annunciato la distruzione del Tempio, come conseguenza della
rottura dell'Alleanza con Dio. In occasione della sua ultima salita a Gerusalemme,
Gesù fa lo stesso. Annuncia che il Tempio di Gerusalemme, centro
di tutto il culto di Israele, sarà distrutto, e che non resterà
pietra su pietra. I suoi uditori gli domandano allora quale sarà
il segno di questa liberazione del Popolo dalla sua schiavitù, e
quale il segno della restaurazione del vero Israele che adorerà Dio
in spirito e verità (Lc 21,7). E' allora che Gesù pronuncia
il lungo discorso escatologico, di cui abbiamo avuto una parte domenica
scorsa, e di cui abbiamo oggi la seconda.
Non descrive la "fine del mondo", così come spesso abbiamo
inteso. Descrive, in maniera simbolica, il disordine stabilito nel cuore
dell'umanità dalla cupidigia e dall'irresponsabilità della
razza umana. Se facesse lo stesso discorso oggi, ci parlerebbe senza dubbio
della mucca pazza, dell'Aids, ma soprattutto delle guerre provocate inb
più parti del mondo dalla sete di potere o di ricchezze, senza contare
l'oppressione e la sofferenza generate dalle disparità tra i privilegiati
e meno privilegiati, in tutte le società, comprese quelle che stanno
meglio.
Ma Gesù non si limita a questo. Annuncia la liberazione: Allora si
vedrà il Figlio dell'Uomo apparire attraverso la nube. Non dice:
"Annientatevi, allora, perché è la fine del mondo".
Dice invece: "Risollevatevi, rialzate la testa, perché la vostra
liberazione è vicina". Gesù annuncia la liberazione realizzata
dal Figlio ell'Uomo, cioè dall'umanità trasformata dalla presenza
nel suo seno del Figlio di dio fatto Uomo - da questa umanità nuova,
fatta di coloro che vivono del Suo messaggio, secondo le beatitudini, di
coloro che sono poveri, umili di cuore, artigiani di pace, assetati di giustizia
e disposti a subire le persecuzioni.
Gesù termina con una raccomandazione molto importante: "State
all'erta". E' una raccomandazione che fa più volte verso la
fine della sua vita. Domanda ai suoi discepoli di guardarsi dai farisei
(Lc 12,1), e così pure dagli scribi (Lc 20,46), o da coloro che provocano
scandali (Lc 17,3). Da cosa dice loro di guardarsi ora? - Li mette in guardia
contro tutte le forme di disordine nella vita privata (sregolatezza, avidità,
cupidigia) che generano le situazioni sociali catastrofiche che ha appena
menzionato.
Il suo discorso termina, non con il richiamo al timore e al tremore, ma
con la fiducia suscitata da questo ingresso folgorante del Figlio dell'Uomo
nella storia, attraverso l'azione umanizzante dei suoi discepoli; non a
stare abbassati davanti a lui per paura, ma a stare eretti davanti a Lui,
nell'atteggiamento che esprime la dignità, che Egli ha restituito
loro diventando uno di loro.
In questo tempo di Avvento celebriamo questa presenza del Figlio dell'Uomo
nel cuore della nostra storia. Stiamo ritti davanti a lui perché
la sua presenza ci penetri e ci trasformi, affinché attraverso di
noi e attraverso la nostra vita cristiana, Egli continui e compia la Liberazione
da tutte le schiavitù, da tutte le sofferenza e da tutte le oppressioni
generate dai nostri peccati.
Armand VEILLEUX
(traduzione di Anna Bozzo)