Site du Père Abbé
Armand Veilleux

10 décembre 2000 - II domenica di Avvento "C"
Bar 5, 1-9; Fil 1, 4...11; Lc 3, 1-6


O M E L I A

San Luca, dall'inizio del suo Vangelo, mette in presenza da una parte i potenti di questo mondo e dall'altra parte i deboli e i piccoli. La lunga lista di personaggi all'inizio del testo che abbiamo letto, non è una semplice dimostrazione di erudizione. La sua funzione è quella di collocare Gesù di fronte alle potenze: quella dell'Impero romano, rappresentata dall'Imperatore Tiberio e dal suo Governatore in Giudea, Ponzio Pilato; quella del principe fantoccio di Galilea, Erode, e suo fratello Filippo, e quella dei capi religiosi del popolo ebraico, Hanna e Caifa. Ora, saranno proprio queste tre potenze che alla fine complotteranno per far morire Gesù.

Dalla parte dei piccoli vi è Giovanni il Battista, che non vive in palazzi reali ma nel deserto. Questo deserto simboleggia i quarant'anni del Popolo eletto nel deserto; e per descrivere la missione di Giovanni Luca utilizza la profezia di Isaia recante l'annuncio della fine dell'esilio a Babilonia.

Giovanni predicava nel deserto di Giuda, vicino a Gerico, non molto lontano da Qumrân. Andare da Gerusalemme a Gerico in aereo, oggi si farebbe in pochi minuti. Ma andarci per la strada, al tempo di Gesù, era un'impresa. Bisognava scendere per parecchie centinaia di metri, dall'altezza di Gerusalemme fino al livello del Mar Morto, utilizzando sentieri tortuosi attraverso le maestose montagne del deserto di Giuda, impressionanti per la loro nudità, e pericolose, poiché ogni curva costituiva il luogo ideale per un'imboscata. Non sorprende dunque che, quando Giovanni vuole chiamare il popolo alla conversione, le parole che gli vengono in mente sono quelle del Profeta Isaia: "Preparate le vie del Signore, appianate i suoi sentieri. Ogni fossato sarà colmato, ogni montagna e ogni collina saranno abbassate. I sentieri tortuosi diventeranno diritti. Le strade deformate saranno appianate; i passaggi tortuosi diventeranno diritti e ogni uomo vedrà la salvezza di Dio." Questo linguaggio immaginifico parlava senza dubbio ai suoi uditori più che a noi.

Quando noi oggi leggiamo quelle parole di Giovanni, diamo loro facilmente un senso figurato, cioè, che noi dobbiamo raddrizzare le nostre strade, cha dobbiamo correggere la nostra condotta, che dobbiamo cessare di fare il male e metterci a fare il bene ecc. Tutto ciò va bene evidentemente; ma non credo che sia questo che Giovanni intendeva dire. Giovanni utilizzava certamente questo testo nel senso che esso aveva nel suo contesto originale, cioè la descrizione dello sposo che corre attraverso le colline per venire a raggiungere la sua amata, volando - in un certo senso - al di sopra delle valli e delle colline.

D'altra parte le prime letture della messa ci offrono un sapore del tutto terrestre. Ci ricordano che la nostra fede non è una credenza disincarnata in un Dio lontano, ma che è una fede incarnata, perché Dio si è fatto carne, ha vissuto nove mesi nel seno di Maria, e ha cominciato il suo ministero una trentina d'anni più tardi, in un momento ben preciso e identificabile della storia, in un luogo particolare.

Gli uomini e le donne d'oggi vengono messi di fronte a due tentazioni: quella di perdersi nel godimento della creazione, al punto da diventarne schiavi e di dimenticare Dio; e quella di voler perdersi in Dio in una unione di tipo fusionale, evitando la creazione. Cedere alla prima tentazione è follia; cedere alla seconda è illusione.

La lettera ai Filippesi, così ricca nella sua proclamazione dell'umanità di Dio, ci insegna la vera via da seguire, che è quella dell'amore - l'amore non soltanto del prossimo ma di tutta la creazione: "Nella mia preghiera domando che il vostro amore vi faccia progredire sempre di più nella conoscenza vera e nella perfetta chiaroveggenza che vi faranno discernere ciò che è importante".

Come lo sposo del libro di Isaia che corre incontro alla sua fidanzata, con i suoi piedi che sfiorano appena la cima delle montagne, precipitiamoci incontro al Cristo che viene verso di noi, con tutta la freschezza dei cuori amanti e convertiti.

Armand VEILLEUX
(traduzione di Anna Bozzo)

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