Solennità di Pentecoste 2006
Atti 2,1-11; Galati 5, 16-25; Giov
15,26-27... 16,12-15
O M E L I A
Lo Spirito di Dio, di cui la
prima lettura di oggi ricorda che si manifestò sugli
Apostoli nel giorno di Pentecoste,è già presente non solo lungo tutto l’Antico
Testamento, ma nel cuore dell’umanità e di tutto l’universo dal giorno della
creazione.
L’autore della Genesi, per
descrivere questa presenza generatrice di vita, immaginava l’universo
inizialmente come un caos informe e senza vita, sul quale venne planando il
soffio – o lo Spirito di Dio, dal quale scaturì la creazione. Per mostrare la presenza
dello Spirito di Dio nell’essere umano, questo stesso autore immaginava anche
Dio mentre creava questo essere umano dall’argilla e
insufflava nelle sue narici il proprio alito di vita. Scende a posarsi sopra
Maria e la rende madre di Dio. E scende
a posarsi su Gesù al
momento del suo battesimo.
Di questo stesso Spirito i primi
cristiani hanno sentito in una maniera tutta speciale la presenza sugli
Apostoli, quando, dopo che Gesù li ebbe lasciati, essi
furono finalmente in grado di assumere la missione che Egli aveva assegnato
loro, di diffondere il suo messaggio a tutte le nazioni. Da allora, non solo lo Spirito di Dio è
presente in ciascuno di noi – se non ci fosse, non avremmo
la vita; ma egli è presente anche nella vita della sua Chiesa. Egli si
manifesta in tutti i carismi o grazie che ha dato a questa Chiesa: nella vita
delle famiglie cristiane che vivono secondo il Vangelo, nella vita di tutte le
forme antiche o nuove di vivere la comunione in seno alla Chiesa e di incarnare
la comunione della Chiesa col mondo.
Si parla talvolta di «nuova
Pentecoste», riferendosi a tale o talaltra manifestazione o a questi o quegli
altri movimenti in seno alla Chiesa. In realtà la nuova Pentecoste è sempre là,
sempre vivente e attiva. Essa è dovunque c’è vita: che sia l’entusiasmo di una vita
nuova che vibra della sua novità, o che sia la fedeltà serena e pacificata di
una vita che sa durare.
San Luca, nella sua descrizione
dell’avvenimento della Pentecoste, fa come l’autore della Genesi o degli altri
Libri dell’Antico Testamento: utilizza un linguaggio immaginifico per
trasmettere una verità spirituale e teologica. Il suo racconto si ispira del resto a quello della Torre di Babele nel Libro
della Genesi. Mentre quel racconto di Babele percepiva la molteplicità delle
lingue, e dunque delle culture, come una reazione di Dio all’orgoglio e alla
ricerca di egemonia di un gruppo particolare, Luca
mostra lo Spirito di Dio come legame di comunione tra tutte quelle lingue e
quelle culture, rispettando l’identità di ciascuna. Gli Apostoli sono umili Galilei, che
parlavano il dialetto caratteristico della Galilea,
eppure ciascuno dei presenti, sia che provenga dalla Giudea, dalla Mesopotamia,
dalla Libia o dall’Egitto, sente pronunciare il
messaggio nella sua propria lingua.
Babele resta ancora oggi una
tentazione permanente. Babele è l’opposto della Pentecoste. Lo Spirito della
Pentecoste, venuto dall’alto, si spande orizzontalmente su tutta la superficie
della terra e
vi genera la vita, in tutte le sue forme. Lo Spirito di Babele si costruisce
verso l’alto, utilizzando, abusando e sacrificando tutta la vita che si trova
sul suo passaggio. E’ il movimento inverso. Babele è lo spirito di una certa
economia monopolizzatrice, che va a cercare le risorse in tutti gli angoli più
remoti del pianeta, cercandovi la mano d’opera a più basso costo e la più
facilmente sfruttabile;
si esprime simbolicamente, come al tempo della prima Babele, in
edifici amministrativi (“torri”) sempre più alti. Babele è lo spirito di conquista che si
esprime in tutte le guerre. Ma è lo stesso spirito che
può manifestarsi in ciascuno e in ciascuna di noi, ogni volta che ci chiudiamo
alla comunione, ogni volta che rifiutiamo l’altro perché è diverso o viene da un
altro paese, o semplicemente perché pensa in modo diverso da noi.
Nelle nostre vite
comunitarie o di famiglia, come nella vita personale di ciascuno di noi, nel
momento in cui dobbiamo prendere decisioni importanti, come anche nei piccoli
avvenimenti della nostra vita quotidiana, noi abbiamo continuamente da
scegliere tra Babele e Pentecoste. La
nostra partecipazione alla celebrazione di questa mattina, e particolarmente la
nostra “comunione”, costituiscono un impegno da parte nostra a lasciarci
guidare dallo Spirito di Pentecoste, e a concorrere così all’eliminazione
graduale dello spirito di Babele dal nostro mondo.
Armand VEILLEUX
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