1° gennaio 2006

Solennità di Maria, Madre di Dio / Giornata mondiale per la pace

Nm 6,22-27; Ga 4,4-7; Lc 2,16-21

 

O m e l i a

 

       Questo primo gennaio è una celebrazione degli « inizi ». É, certo, l’inizio dell’anno civile. Non bisogna sottovalutare questa celebrazione. Il ritmo della natura è un dato obiettivo. Il nostro piccolo pianeta terra, perduto nell’immensità dei sistemi solari e delle galassie con altre migliaia, se non milioni di pianeti, aventi ciascuno il loro proprio ritmo, gira su se stesso ogni 24 ore e intorno al sole nel periodo di un anno. Questa danza stupenda della natura uscita dalle mani del creatore e la sua straordinaria armonia è ciò che noi celebriamo in questo primo giorno dell’anno. E’ su di essa che si innesta il ritmo delle nostre celebrazioni liturgiche che ci fanno rivivere ogni anno il ciclo dei misteri della salvezza e le diverse tappe della vita di Gesù.

 

       Esattamente una settimana fa celebravamo questo straordinario inizio che fu la nascita di Gesù. Questa nascita fu non soltanto l’inizio della vita di Gesù stesso ; ma l’inizio di una nuova tappa  della storia dell’umanità. E oggi noi facciamo una memoria tutta particolare di colei che permise questo inizio, accettando l’ingresso di Dio nella sua propria storia personale e diventando così la madre di Gesù.

 

       Il titolo liturgico della celebrazione di oggi è « Solennità di Maria, madre di Dio ». Questo titolo di « madre di Dio » è il frutto della riflessione teologica della Chiesa, e fu proclamato dal Concilio di Efeso nel 431, non senza aspre discussioni e perfino intrighi. Da allora, questo titolo è rimasto caro alla Chiesa, tanto orientale che latina. Però il Vangelo utilizza un linguaggio più sobrio : « Maria, madre di Gesù ». Questo bel titolo dice tutto, quando sappiamo chi è Gesù.

 

       Noi stessi abbiamo la tendenza a prediligere i titoli, e dunque facilmente ne attribuiamo parecchi a Dio e a Maria.  Una cosa invece mi ha colpito meditando le letture della messa di oggi. E’ la loro grande sobrietà, che fa sì che talvolta siano omessi perfino i nomi. Così Luca, nel racconto della visita dei pastori alla capanna, non menziona il nome di Gesù. Dice semplicemente che i pastori trovarono : « Maria e Giuseppe, con il neonato deposto in una mangiatoia ». Questo neonato riceverà il nome di Gesù otto giorni più tardi. Ma per il momento, quando i pastori vanno a visitarlo, è semplicemente, in tutta la sua piccolezza e grandezza, semplicemente il bambino nato da Maria. Del resto, nel testo dell’Epistola ai Galati che abbiamo letto, e che è l’unico passo di tutte le Lettere di San Paolo in cui egli fa allusione a Maria, San Paolo non la nomina.  Dice semplicemente che il Figlio di Dio è « nato da una donna ».

 

       Credo che ciò comporti per noi un insegnamento. In quanto cristiani siamo chiamati a testimoniare Cristo. Ma è più importante farlo attraverso la qualità della nostra vita – di una vita conforme al suo insegnamento – che attraverso l’utilizzo di titoli e la proclamazione di verità astratte. In un mondo che rifiuta facilmente le ideologie e che ha, di conseguenza, facilmente respinto il Cristianesimo, perché gli era stato troppo spesso presentato nella forma di una ideologia, la testimonianza di un Cristianesimo in qualche modo « anonimo », ma radicalmente fedele ai valori del Vangelo, può avere una grande forza di evangelizzazione.

 

       Dal tempo di Paolo VI, il 1° gennaio è anche considerato Giornata Mondiale per la Pace. Qui abbiamo un altro « inizio » ; perché, nella ricerca di una pace mondiale, siamo più che mai ritornati all’inizio, o semplicemente « alla casella di partenza ».  Da alcuni decenni, i pochi paesi del pianeta che si considerano più « sviluppati » perché più ricchi, hanno voluto esportare e perfino imporre a tutti i popoli il loro modello economico, certi che questo sistema porterebbe a tutti la prosperità materiale e che questa porterebbe a tutti pace e benessere. Gli osservatori che guardano questa evoluzione con una certa distanza critica sono unanimi nel riconoscere che siamo andati a sbattere contro un muro e che questo sistema ha soltanto creato un divario più profondo tra paesi ricchi e paesi poveri, e tra i ricchi e i poveri, all’interno degli stessi paesi ricchi. Non è dunque privo di interesse meditare sul fatto che i primi a cui venne fatto l’annuncio della nascita di Gesù, furono umili pastori, appartenenti ad una classe povera e disprezzata a quell’epoca all’interno del popolo ebraico. Sono questi « piccoli » ad essere stati i primi ad adorare Gesù e i primi ad annunciarlo. Quei pastori  furono all’« inizio » dell’adorazione e della missione. Maria non aveva forse cantato : « ha rovesciato i potenti dai troni ed ha innalzato gli umili ».

 

       Cerchiamo dunque di ricevere il messaggio dei « piccoli », con i quali si è identificato Gesù, ma anche di diventare noi stessi come questi piccoli.

 

Armand Veilleux

 

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