29 giugno 2005
– Solennità dei santi Pietro e Paolo
Atti 12,1-11;
2 Tim 4, 6...18; Mat 16, 13-19
Omelia per la solennità
dei santi Pietro e Paolo
Le due statue di Pietro e Paolo che
ornano Piazza San Pietro a Roma ricordano che la Chiesa di Roma ha sempre
considerato Pietro e Paolo come le sue due colonnne, i suoi due fondatori.
Benché fossero molto diversi l’uno dall’altro e avessero ricevuto dal Signore
due missioni distinte, essi furono strettamente
e reciprocamente legati nella
realizzazione delle loro rispettive missioni.
I
fatti degli ultimi mesi a Roma, in particolare la morte e i funerali di
Giovanni Paolo II e tutte le manifestazioni di interesse e di affezione di cui
fu allora l’oggetto ; poi l’elezione e l’insediamento di Benedetto XVI
hanno sufficientemente attirato la nostra attenzione sul ruolo di Pietro e dei
suoi successori. Ho pensato dunque, nella breve omelia di questa mattina, di
soffermarmi piuttosto sulla figura di Paolo, traendo ispirazione dal testo
della Lettera ai Galati (prima lettura della messa della Vigilia) nel quale
Paolo ben descrive la sua missione in seno alla Chiesa e le sue relazioni con
Pietro e gli altri apostoli.
Paolo
è sotto molti aspetti ben diverso non solo da Pietro ma anche da tutti gli
altri Apostoli. Mentre questi ultimi
erano umili pescatori di Galilea, se si eccettua il pubblicano Matteo, Paolo
era un cittadino di Tarso, dotato della cittadinanza romana, con una eccellente formazione ricevuta alla scuola dei Farisei. Non ha conosciuto
Cristo durante la sua vita terrena, e non l’ha dunque accompagnato sulle strade
della Galilea e della Giudea, ma quando il Cristo risorto è entrato nella sua
vita, questa ne rimase profondamente sconvolta e trasformata. Paolo era, prima
di questo incontro e anche dopo, un ardente difensore di Dio e delle tradizioni
dei suoi Padri. La conversione suscitata da questo incontro con Gesù non fu il
passaggio da una vita di peccato ad una vita virtuosa, ma semplicemente il cambiamento di rotta della sua energia e
del suo impegno. Le semplici parole « Io sono Gesù che tu
perseguiti » trasformarono profondamente e definitivamente la sua vita e
la sua azione.
A
partire da quel momento, Paolo vive una povertà radicale. Non esiste più che
per Cristo e per la comunità dei fedeli con cui Gesù si identifica. Non ha più
alcun statuto all’interno di Israele ; e, in qualche misura, non ne ha
neppure all’interno della Chiesa. Mentre ciascuno degli altri Apostoli fu
costituito come capo di una Chiesa locale, Paolo fondò diverse Chiese e molte
ne nutrì con il suo insegnamento e con la sua attenzione pastorale, ma non fu
mai lui stesso alla testa di nessuna Chiesa particolare. Per questo, mentre la
successione di Pietro attraverso i secoli
è molto evidente, fino ai nostri giorni, fino a Benedetto XVI, e lo stesso avviene per gli altri Apostoli
(al punto che, almeno in linea di principio, ciascuno dei vescovi legittimi
attuali è successore di uno degli Apostoli), la successione di Paolo, anche se
è molto reale, è molto meno evidente.
Paolo
ha ricevuto la sua missione direttamente da Cristo risorto. Immediatamente si è
messo a predicare il Cristo in Arabia poi a Damasco, senza nemmeno sentire il
bisogno di andare ad incontrare a Gerusalemme coloro che erano Apostoli prima di lui. Riconosce tuttavia l’autorità di Pietro e, in capo a tre anni di
Ministero ecclesiale, viene a trovarlo e passa quindici giorni con lui.
La
pace costantiniana che, a partire dal IV secolo, permise di stabilire un
successore degli Apostoli come « episcopo » alla testa di ciascuna
delle metropoli dell’impero romano facilitò senza dubbio enormemente la
propagazione del Vangelo a tutto l’Impero e in seguito a tutti i confini della
terra ; ma diede anche alla Chiesa una struttura amministrativa rigida che
è durata fino ai nostri giorni e che non ha cessato di svilupparsi, mentre il
contesto culturale in cui aveva le sue radici questa struttura è in gran parte
scomparso.
Per
questa ragione è forse più importante che mai ai nostri giorni, senza per nulla
trascurare il ruolo affidato da Cristo a Pietro, portare un’attenzione nuova e
più grande sul ruolo di Paolo e sulla successione di Paolo. Cerchiamo di
discernere nella Chiesa e nel mondo di oggi le persone che, spesso senza
mandato istituzionale, sono, come Paolo, al servizio di più Chiese particolari
e anche di tutta la Chiesa, con la loro testimonianza di vita, il loro
insegnamento e il supporto che forniscono a tutti i ministri di Cristo. E soprattutto accompagniamoli con
la nostra preghiera, perché è probabile che, in un modo o nell’altro, il
martirio sia loro riservato, come a Paolo e a Pietro.