1° gennaio
2005
Solennità de
Maria, Madre di Dio / Giornata mondiale per la pace.
Num 6,22-27; Gal
4,4-7; Lc 2,16-21
O m e l i
a
Come ogni anno, in questo primo gennaio abbiamo una triplice
celebrazione. Liturgicamente,
celebriamo Maria, con il titolo di “Madre di Dio”, subito dopo aver
celebrato la nascita di suo Figlio. Secondo il calendario civile, è l’inizio di
un nuovo anno. E questo primo giorno dell’anno è anche indicato, ormai da molti
anni, come la giornata mondiale della pace. Evidentemente, anche se siamo allegri e
ci scambiamo auguri, non possiamo dimenticare i popoli che, anche in questa
giornata della pace restano afflitti dalla guerra, e i milioni di persone
colpite dalla recente tragedia naturale nel sud-est
asiatico.
I pochi versetti della Lettera ai Galati che abbiamo avuto come seconda
lettura esprimono con una chiarezza e una forza abbastanza eccezionali tutti gli
aspetti del mistero liturgico di oggi.
« Quando i tempi furono compiuti, Dio ha mandato suo Figlio ». Abbiamo qui un elemento assolutamente
essenziale della fede cristiana.
Che Gesù di Nazareth sia stato una persona
straordinaria – un profeta che ha profondamente marcato la storia – lo riconosce
un gran numero di persone di tutte le religioni. Il proprio della fede cristiana
è di riconoscere e affermare che, al momento del suo apparire, i tempi sono
compiuti ; che l’aspirazione di tutti gli esseri umani di tutti i tempi si trova
realizzata ; che siamo alla fine dei tempi. Inizia una nuova tappa, che
consisterà nel graduale realizzarsi nella nostra umanità di ciò che è stato
pienamente manifestato nel Cristo.
Se tutta la prima tappa, a partire dall’epoca della creazione, era contrassegnata dall’attesa, questa
seconda tappa è segnata dalla « missione », cioè dall’atto di mandare. Prima è
Dio che manda suo Figlio, poi sarà Gesù che manderà tutti a portare il suo
messaggio.
La prima manifestazione del fatto che Egli è diventato uno di noi, consiste nell’essere nato. Pur essendo eterno, ha conosciuto un
inizio, nel grembo di una donna. E’ nato in un popolo concreto, che aveva la sua
propria tradizione religiosa e la sua Legge. Egli è dunque nato sottomesso alla
Legge, non per farsene schiavo, ma
per liberare dalla Legge tutti gli esseri umani, per trasformarli da schiavi di
questa Legge – e loro stessi si erano resi tali – a figli. Da allora,
il Soffio di Dio che plano’ sull’universo il mattino della creazione, è entrato in noi, come è entrato in
Maria, e grida « Padre », « Abba » - un grido che è il nostro, ed è nello stesso
tempo il grido dello Spirito del Padre e del Figlio.
Maria è al cuore di questo mistero, come questo mistero si vive nel suo cuore. Il mistero di Maria che
noi oggi celebriamo, è quello di
una solitudine di una profondità inaudita.
Mentre Dio si faceva Uomo per salvare tutta l’umanità, lei è stata assolutamente, tragicamente
sola ad accoglierlo, in nome di
tutti, pronunciando il suo « Si ». A partire dal momento in cui Gesù è nato, è
lui che è al centro della storia e dell’attenzione. Nella visita dei pastori, di
cui abbiamo letto ora la descrizione,
questi ultimi trovano, è vero, Maria e Giuseppe, il quale condivide un
po’ la solitudine di Maria, ma è il bambino che i pastori vengono a vedere, e quando
se ne vanno, è del bambino che
parleranno a tutti, lasciando Maria nella sua solitudine. Maria resta nascosta,
con la sua solitudine e il suo segreto incomunicabile. Essa vive degli eventi
infinitamente più grandi di lei ; e non vi è nessuno con cui può parlarne ;
neppure Giuseppe. Maria non può che conservare e meditare questi fatti nel suo
cuore.
Maria vivrà questa solitudine, nata dalla sua missione unica, per tutta
la sua vita. Ne farà l’esperienza
al momento della presentazione di suo Figlio al Tempio ; di nuovo, nello
stesso Tempio, dodici anni più tardi ; poi ancora quando Gesù se ne andrà di
casa, verso l’età di trent’anni, per una missione incomprensibile. E la
conoscerà ancora questa solitudine ai piedi del Calvario, e di nuovo, dopo la
morte di suo Figlio, dentro la comunità dei credenti che si costituiranno in
Chiesa. Sempre, Maria porta nel suo cuore tutti questi eventi, ripensandoli e
meditandoli.
La solitudine di Maria dà un senso alla nostra propria solitudine e vi
getta luce. Non sto parlando di quell’ « isolamento »
che possiamo fabbricarci da soli o nel quale possono ridurci certi fatti
dolorosi. Parlo della solitudine
entro la quale si vive il nostro faccia a faccia con Dio, per tutta la durata
della nostra vita. Questa
solitudine è fatta di tutti gli istanti
in cui abbiamo da scegliere tra un « si » e un « no », e in cui siamo
assolutamente soli a poter fare o a dover fare questa scelta. Tutti gli istanti
in cui riceviamo una « missione » da compiere – che può non avere niente di
particolarmente brillante, né alcunché di glorioso, ma che è qualcosa che dobbiamo assumere e accettare di
fare per essere veri con noi stessi.
Maria, Madre di Dio, è la madre di tutte le nostre solitudini. Nella sua
ha generato suo Figlio e ha generato anche noi. Possa Maria fare delle nostre solitudini
delle matrici da cui scaturisca
continuamente la vita.
Armand
VEILLEUX