Rm 6, 3-11 ; Lc 24, 1-12

11 aprile 2004 – Veglia pasquale « C »

 

O M E L I A

 

            Non si può fermare la storia.  Quando ci fermiamo su uno dei suoi momenti transitori, la storia continua senza di noi, e noi ci ritroviamo alienati, in un mondo che non è più reale.  Noi non ci risvegliamo di nuovo alla realtà, se non quando questa  si impone a noi, in un modo o nell’altro.  E se la realtà non ci rincorre fino a prenderci,  noi restiamo alienati e perduti.

 

            Gli Apostoli e gli altri discepoli avevano seguito Gesù fino all’ultima Cena e fino all’Orto degli Ulivi ; ma tutti  erano fuggiti quando fu catturato e condotto al suo processo. Tutti, tranne Giovanni, che ritroviamo sul Calvario. Essi non furono testimoni degli eventi che seguirono. Gesù li ritroverà nel corso di diverse apparizioni dopo la sua resurrezione, ed essi faranno molta fatica a fare il collegamento tra il Gesù con il quale essi avevano percorso le vie della Giudea e della Galilea, e questo Gesù risuscitato. Le donne, che facevano parte dei discepoli di Gesù e che lo avevano seguito dalla Galilea, furono fedeli più a lungo.  Erano ancora con Lui, in compagnia di sua Madre e di Giovanni, al momento della sua morte sul Calvario,  e anche quando Giuseppe d’Arimatea lo mise nel sepolcro. Ma esse si fermarono là. Per loro lui era morto – punto e basta. Esse presero nota accuratamente del luogo e ritornarono  sul far del mattino, il giorno dopo il sabato, per imbalsamare il suo corpo. Non sapevano che la storia aveva continuato il suo corso ; che colui che pensavano morto era vivo. Anzi era il Vivente.

 

            Personalmente ho meditato spesso sulla tomba vuota; e vi ho tratto molta ispirazione – anche per delle omelie pasquali. Tuttavia qualcuno  ha attirato recentemente la mia attenzione sul fatto che mai, in nessuno dei quattro Vangeli, è detto che il sepolcro era vuoto. E infatti non era vuoto. Secondo gli Evangelisti vi si trovavano diverse cose, per esempio le bende e il lenzuolo che erano serviti alla sepoltura ; e soprattutto l’angelo, o gli angeli, messaggeri di Dio.  Ma, al di sopra di tutto,  il sepolcro è ormai riempito della presenza invadente e misteriosa del Vivente.

 

L’errore di queste donne coraggiose, è che esse vengono al sepolcro per trovarvi un morto. Cercano un morto. Ora questo morto non esiste. Ciò che esiste veramente,  e che loro cercano senza saperlo,  è non solo una persona viva, ma « il Vivente ».

 

            L’Evangelista che ci accompagna nel nostro percorso liturgico di quest’anno è Luca. Alcuni mesi fa, a Natale, leggevamo i primi capitoli del suo Vangelo, là dove ne annunciava tutti i grandi temi,  e dove ci diceva che Maria aveva messo al mondo non il « suo » primogenito (come spesso si traduce erroneamente), ma « il Primogenito », cioè il Primogenito del Padre eterno e il Primogenito di una moltitudine di fratelli.  Qui, alla fine del suo Vangelo, Luca ci dice che questo Primogenito, che non bisogna cercare tra i morti, perché è il Primogenito di quanti sono morti,  è « il Vivente ».

 

            Una volta che quelle donne il mattino di Pasqua hanno ricevuto l’annuncio degli angeli, si riconnettono con il Vivente e subito si ricordano delle sue parole. Tentano immediatamente di renderne consapevoli gli Apostoli, ancora bloccati al momento del dramma e disconnessi dalla storia di Gesù, che è andata avanti.

 

            Non ci accade forse qualche volta nella nostra vita, sia nelle relazioni con il nostro prossimo, sia nelle nostre relazioni con Dio,  di restare fermi a un dato momento della storia e di non capire più niente, come qualcuno che se ne va da una rappresentazione teatrale o da un film prima della fine. Nelle nostre relazioni umane, possiamo esserci bloccati sul fatto che, a una  certa data, una persona ci ha feriti, o ci ha fatto un torto, o ci ha insultato. Noi siamo sempre fermi a quel momento passato, ignorando che la persona in questione ha una storia che è continuata dopo quel fatto, e che quella non è più la stessa persona. Nelle nostre relazioni con Dio, ci siamo forse fermati a un momento  in cui, in preda ad una grande sofferenza o ad una grande necessità,  abbiamo pregato Dio, e abbiamo avuto l’impressione che non ci abbia  risposto. E cosi’ non siamo più coscienti della sua presenza, che continua ad agire nelle nostre vite.  Piangiamo sulla tomba vuota, dove avevamo deposto la nostra morte, senza renderci conto della presenza invadente del Vivente in quella stessa tomba.

 

            Non si ferma la storia. Soprattutto, non la storia della nostra salvezza. Viviamone ogni istante in pienezza, in comunione con il Vivente, di cui celebriamo questa notte la vittoria sulla morte e che la invade della sua presenza.

 

Armand VEILLEUX

traduzione di Anna BOZZO