28 dicembre 2003 – Festa della Sacra Famiglia

1S 1, 20...28; 1 Gv 3, 1...24; Lc 2, 41-52

 

O M E L I A

 

            Noi tutti apparteniamo a diverse famiglie. La prima è la cerchia famigliare in cui siamo nati, composta da nostra madre, nostro padre ed eventualmente i nostri fratelli e sorelle. Poi c’è la famiglia allargata, composta da tutti i nostri parenti – compresi zii e zie, cugini e cugine -  e in cui talvolta sono presenti più generazioni. Il gruppo etnico e la nazione a cui apparteniamo sono anch’essi delle grandi famiglie. Una comunità monastica è pure una famiglia, e un Ordine monastico, comunità di comunità, è ancora un altro tipo di famiglia ; e oggi parliamo della grande famiglia cistercense, che riunisce più Ordini giuridicamente distinti. Infine, e al di sopra di tutto ciò,  c’è quella che Paolo VI chiamava la grande « famiglia delle nazioni », cioè la comunità  umana.

 

            Il messaggio del Vangelo che abbiamo appena ascoltato vale per ciascuno di questi tipi di famiglia. E questo messaggio  è che l’intensità della comunione all’interno di una famiglia è direttamente proporzionale alla sua capacità di aprirsi agli altri.

 

            Si parla spesso nei nostri tempi di crisi della famiglia, e il numero di famiglie divise o a pezzi è impressionante. Occorre evidentemente avere un grande rispetto per il mistero di ogni famiglia, e in particolar modo di quelle che soffrono.  Tuttavia possiamo chiederci se la crisi che vivono molte coppie non è fondamentalmente la stessa che si vive a volte all’interno delle comunità e soprattutto nelle relazioni tra le nazioni, a livello della grande famiglia umana.

 

            Se torniamo al Vangelo di Luca, vediamo che nei due primi capitoli, dove annuncia tutti i grandi temi del suo Vangelo, egli stabilisce un parallelo stretto tra Giovanni Battista e Gesù, sottolineando al  tempo stesso la loro differenza. Alla fine del racconto della nascita di Giovanni Battista, Luca conclude che « il bambino…cresceva, e il suo spirito si fortificava…fino al giorno della sua manifestazione ad Israele ».  Di Gesù dice – nel Vangelo di oggi – che « cresceva in saggezza,  in età, e in grazia presso Dio e presso gli uomini ». Il ruolo di Giovanni Battista era limitato ad Israele, mentre quello di Gesù si estende a tutta l’umanità. E’ del resto CIO che dice Gesù a Maria : « non sapevate che devo occuparmi delle cose del Padre mio » (traduzione preferibile a quella adottata dal nostro lezionario : « Non sapevate forse che devo essere da mio Padre ? »).

 

            Samuele (si veda la prima lettura) è destinato a reggere Israele.  Viene dunque tolto alla sua famiglia fin dalla sua infanzia per crescere nel Tempio. Allo stesso modo Giovanni Battista, destinato ad essere l’ultimo dei grandi profeti di Israele, cresce nel deserto. Gesù, al contrario, dopo aver affermato che la sua missione si estende al di là della sua famiglia naturale e che si estende alle dimensioni della grande famiglia costituita da tutti i figli di Dio suo Padre, ritorna a Nazareth, dove resta sottomesso a Maria e a Giuseppe.  Questa sottomissione, e l’armonia in seno alla famiglia di Nazareth, sono proporzionali alla sua apertura alla missione universale di Gesù.

 

            Ogni volta che un gruppo umano –  sia esso  una coppia, una comunità, o una nazione -  si rinchiude egoisticamente su se stesso, i conflitti interni diventano ingestibili, e conducono sia alla spaccatura  del gruppo, sia all’esportazione dei conflitti in querele o guerre con altri gruppi o nazioni. Invece, ogni volta che un gruppo umano è aperto alla comunione con gli altri gruppi ed è pronto ad impegnarsi con loro per un progetto comune, arriva facilmente a gestire i suoi conflitti interni.

 

            E’ l’esempio che ci viene dal Vangelo di oggi. La « scappatella » di Gesù crea un conflitto nella Sacra Famiglia. Maria lo sgrida : « perché ci hai fatto questo ? » Ma l’apertura di Gesù alle cose del suo Padre celeste, al di là della piccola cerchia famigliare, viene assunta da Maria, che medita nel suo cuore queste cose, anche se non arriva ancora a comprenderle. L’armonia in seno alla famiglia di Nazareth, non soltanto viene mantenuta, ma ne esce approfondita. Gesù, pur essendo diventato autonomo, resta sottomesso. Cresce contemporaneamente in autonomia e in sottomissione.

 

             Possa questo esempio ispirare non soltanto le coppie, ma anche le nazioni, in questa fine d’anno in cui tanti conflitti affliggono la comunità internazionale (la grande famiglia delle nazioni), conflitti generati nella maggior parte dei casi dalla ricerca egoistica degli interessi nazionali a detrimento della comunione tra i popoli e del rispetto delle altre nazioni e culture.

 

Armand VEILLEUX