4 aprile 2004 – Domenica delle
Palme "C"
Is 50, 4-7; Fil 2, 6-11; Lc 22,14-23,56
O M E L I A
«Ho desiderato
ardentemente mangiare questa Pasqua con voi prima di soffrire… », dice
Gesù. Se chiamiamo questa domenica la « Domenica di Passione » non è
soltanto perché il Vangelo ci racconta le sofferenze del Cristo, ma anche, e
prima di tutto, perché ci ha amato con passione, con tutto il desiderio
di cui solo Dio è capace.
Il Vangelo di Luca, che è
stato a giusto titolo chiamato Vangelo della misericordia, continuamente
sottolinea l’amore misericordioso – appassionatamente misericordioso – di Gesù
e di suo Padre per i piccoli, gli esclusi, gli oppressi, e anche i
peccatori. E’ dunque il Vangelo del
perdono.
Nel suo racconto della
Passione, Luca non si attarda a descrivere in dettaglio le sofferenze fisiche
di Gesù – non menziona la flagellazione, né la corona di spine. Si sofferma piuttosto a descrivere i
sentimenti del cuore di Gesù, che ha per esempio parole di misericordia nei
confronti del popolo, e di consolazione per le donne di Gerusalemme. E Gesù rende l’anima non in un grande grido,
ma con queste parole piene di pace:
« Padre, nelle tue mani rimetto il mio spirito ».
Questo racconto della
Passione secondo Luca sottolinea la potenza di riconciliazione che ha la
sofferenza di Gesù : guarisce, toccandolo con la mano, l’orecchio
dell’aggressore, che la spada di Pietro
ha tagliato. Prega il Padre di perdonare alla folla : « non
sanno quello che fanno ». Il centurione, come Pilato (entrambi rappresentano
l’occupante romano), riconosce l’innocenza di Gesù. Erode e Pilato sono infine
riconciliati.
Al « buon
ladrone » Gesù dice : « Oggi…tu sarai con me in
Paradiso ». Questo « oggi » è da mettere in relazione con
l’altro « oggi » dell’inizio de Vangelo, quando Gesù, dopo aver letto
la parola di Isaia (61,2) « Dio mi ha mandato…ad annunciare la buona
novella ai poveri » aveva dichiarato : « oggi questa
parola si è compiuta davanti a voi » (4,21).
Di fronte a questo amore
appassionato di Gesù e del Padre, vi è la passione distruttrice di coloro che
sono disturbati dal suo messaggio. La fonte di questa passione criminale è il
desiderio di potere e di denaro. Giuda non ha consegnato Gesù in seguito ad una
divergenza ideologica con lui, ma semplicemente perché i capi del popolo gli
hanno proposto un buon affare – trenta denari d’argento. Loro stessi credevano cosi’ di
preservare i loro privilegi minacciati dall’insegnamento e dalla persona di Gesù.
Per questo Gesù invita gli Apostoli a non imitare coloro che, esercitando il
potere sugli altri hanno l’arroganza di farsi chiamare benefattori.
Questa frase di Gesù ha di
che procurarci un sudore freddo nella schiena, quando consideriamo, alla luce
delle sue parole, le relazioni contemporanee tra paesi ricchi e paesi poveri.
Ma non accade forse spesso la stessa cosa, su scala ridotta, a livello delle nostre relazioni di tutti i
giorni ? Non utilizziamo spesso la nostra capacità di aiutare gli altri
per offrire a noi stessi la soddisfazione
sottile del potere ? Per non cadere in questa tentazione, non
dobbiamo smettere mai di contemplare la figura di Gesù, che non sa che farsene
dei titoli che vogliono attribuirgli. Ai capi dei sacerdoti e agli scribi che
gli domandano : « Sei tu dunque il Figlio di Dio ? »,
risponde : « Siete voi a dire che lo sono ». A Pilato che
gli domanda se è il re dei Giudei, risponde : « Sei tu che lo
dici ! »
E poiché apparteniamo a
questa parte dell’umanità continuamente tentata di esercitare il suo potere e
il suo dominio sull’altra parte, sempre
considerandosi benefattrice, è bene
riascoltare il bel testo di Paolo ai Filippesi, la prima comunità
« europea » a ricevere la sua predicazione. Egli li invita a provare
tra loro gli stessi sentimenti che erano in Cristo Gesù, Lui che, da uguale a
Dio che era, si è umiliato, facendosi uno di noi, divenendo ubbidiente fino
alla morte, e alla morte di croce. Per questo il Padre lo ha esaltato.
Questo testo ci lascia già
intravedere il senso profondo di tutto ciò che andremo a celebrare nel corso di
questa « Grande
Settimana », senso che si
manifesterà pienamente nella Notte pasquale che già intravediamo.
Armand VEILLEUX
Traduzione di Anna BOZZO