26 gennaio 2004 – Solennità dei Santi Fondatori di Cîteaux
Si 44,
1.10-15; Eb 11, 1-2; 8-16; Mc 10, 24b-30
Omelia
Alcuni
mesi fa il Papa pubblicava una Esortazione Apostolica intitolata « La Chiesa in Europa » (Ecclesia in Europa), in cui trasmetteva
alla Chiesa le conclusioni
e gli orientamenti del secondo Sinodo
speciale per l’Europa tenutosi a Roma nell’ottobre 1999. Il tema
centrale che unifica tutte le parti di questo documento abbastanza lungo è quello della speranza. E’ anche il tema comune alle tre
letture che abbiamo ascoltato. La lettura del Siracide tesseva le lodi degli uomini pii
e di tutto cio’ che è promesso a loro e alla loro discendenza ; la lettera agli Ebrei descriveva
la fede che si apre alla speranza in Abramo e nei Patriarchi
dell’Antico Testamento ;
infine nel Vangelo Gesù, rispondendo alla parola di Pietro « ecco, noi abbiamo lascito
tutto per seguirti », apre i suoi discepoli alla vera speranza.
Questi
testi sono del tutto indicati per la celebrazione di oggi, da una parte perché la fondazione di Cîteaux si iscriveva
come un gesto di speranza in una Chiesa e in una Società in piena trasformazione, combattute tra manifestazioni di rigidità e aspirazioni a una vita nuova ;
e, d’altra parte, perché la situazione
dell’Europa di oggi, tale quale la descrive il testo del Papa, ha molto in comune con il contesto in cui ebbe luogo
la fondazione di Cîteaux.
Nella
sua Esortazione il Santo Padre enumera, senza d’altronde soffermarvisi a lungo, le sfide e i problemi dell’Europa attuale, spesso tentata dall’oscuramento della speranza, dalla perdita della memoria della sua eredità spirituale, segnata dalla paura di affrontare il domani, dall’angoscia esistenziale e da
un indebolimento crescente della solidarietà, e dove tenta di sviluppardsi una antropologia e una cultura senza Dio
e senza Cristo. In questa stessa Europa, il Papa vede numerosi segni
di speranza, come per esempio l’apertura
verso i paesi dell’Est, la ricerca di una più grande unificazione e unità, la sensibilità ai diritti umani in generale e ai diritti delle donne in particolare, la presenza di molti testimoni e martiri della fede, le comunità nuove e l’apertura al dialogo ecumenico e interreligioso.
In questo
contesto invita tutti i cristiani
e tutte le comunità ecclesiali a testimoniare la speranza e a rendere conto della loro
fede. Chiamando tutta la Chiesa a celebrare il Vangelo della Speranza, egli la chiama ad essere una comunità che
ascolta la Parola di Dio, e che prega.
La chiama a servire l’uomo nella società, ridando la speranza ai poveri, sviluppando una cultura dell’accoglienza e sviluppando
nuove strutture
di solidarietà.
Queste
parole ci interpellano. Mi sembra
che dobbiamo vedervi un messaggio epr la nostra comunità
e tutte le altre comunità in Europa. La maggior
parte vivono la situazione precaria della Cîteaux primitiva –quella dei veri profeti e maestri spirituali che furono Roberto, Alberico ed Etienne – molto più che la situazione trionfante della seconda generazione. La nostra misione è altrettanto reale e
importante : quella di incarnare
nella nostra vita di tutti i giorni, con tutte le sue debolezze e la sua precarietà, una autentica speranza cristiana in un mondo che ne ha bisogno. Una vera speranza,
e non una litania di « speriamo ». Non si tratta di sperare in
una nuova esplosione numerica, e neppure sperare nella nostra propria
sopravvivenza (Dio solo sa se importa), ma della Speranza cristiana :
la speranza nella pienezza di vita e di senso, per noi e per tutti i nostri
contemporanei, quaggiù e nell’aldilà. Senza dimenticare la missione di assistere i poveri e di lavorare allo sviluppo integrale degli uomini e delle donne della nostra regione.
Come
Pietro, noi possiamo dire
« abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo
seguito », anche se realizziamo che questo « tutto » era lungi dall’essere
cosi’ radicale come lo pensavamo all’inizio
e anche se abbiamo sempre
la tentazione di riprendere una parte di quello che abbiamo
lasciato. Ma
in ogni caso abbiamo fatto il passo, poiché siamo
qui. Sappiamo dunque riconoscere, in tutte le circostanze della nostra vita, la presenza ben reale del centuplo
promesso da Gesù, lui che è il fondamento della nostra speranza
e che non ci viene mai meno.
Armand VEILLEUX
Traduzione di Anna BOZZO