1° gennaio 2004
Solennità di Maria, Madre di Dio
/ Giornata mondiale per la pace
Num 6,22-27; Ga 4,4-7; Lc 2,16-21
O m e l i a
All’inizio della prima lettura
di questa celebrazione dell’Eucaristia, abbiamo sentito una bellissima formula
di benedizione, che riprenderò alla fine della celebrazione
per pronunciarla su questa assemblea: “Che il Signore ti benedica e ti custodisca!
Che il Signore faccia brillare il suo volto sopra di te, che si chini
verso di te ! Che il Signore rivolga verso di te
il suo volto, che ti porti la pace ! »
Questa formula, che ha almeno due mila quattrocento anni, è
ancora e sempre bella . Ce la riferisce il Libro dei Numeri, che la colloca
in mezzo ad una serie di istruzioni che Mosé dà ai sacerdoti da parte di Dio. Egli
dunque indica loro come
benedire il popolo, che si trova ancora ai piedi del Sinai. Tutti i beni che
l’essere umano può desiderare e che possono arrivargli quando Dio si china
verso di lui come un padre sul suo bambino, facendo brillare su di lui il
suo volto, tutti questi beni si riassumono in una sola parola :
« pace ». E questa resterà fino al giorno
d’oggi, per gli ebrei, come del resto per molti altri popoli, la maniera di
salutarsi: Shalom, Salam, Paz, etc...
Era dunque una cosa
normale che nella nostra epoca, in cui alla guerra fredda è succeduta una pace calda, e dunque
una falsa pace, la Chiesa abbia voluto fare di questo primo giorno dell’anno la
Giornata Mondiale di preghiera per la pace.
San Paolo nella seconda
lettura ci dà il fondamento teologico di ogni vera pace tra gli esseri
umani : il fatto che noi siamo tutti figli di Dio e che la sola relazione
che convenga tra noi e tra noi e Dio, è la relazione di amore che ritroviamo
tra un padre e i suoi figli. Dio ci ha tanto amati che non solo Egli ci ha
inviato suo Figlio, ma ha messo lo Spirito di suo Figlio nei nostri cuori, in
maniera che noi possiamo amarlo e amarci tra di noi
dello stesso amore con cui Egli ama suo Figlio e ama anche noi.
Infine
il Vangelo di Luca ci descrive con una sobrietà estrema gli inizi della
missione di pace che il Padre celeste ha affidato a suo Figlio sulla nostra
terra. La pace non viene dalla forza e dall’esercizio della potenza, ma
dalla debolezza, e da ciò che è umile. Nel momento in cui nasce Gesù, a
Betlemme di Giuda, alle porte di Gerusalemme, non è alle autorità religiose del
popolo ebraico, né ai rappresentanti della potente Roma a Gerusalemme che viene dato il primo annuncio della buona notizia, bensì a
degli umili pastori, che stanno a pascere il loro gregge sulla montagna.
Con tutta la spontaneità
dei piccoli e dei poveri, questi pastori, appena partiti gli angeli, si recano
a Betlemme ; e che cosa vi trovano ? una
scena di grande pace e di grande povertà. Trovano prima di tutto una
famiglia : Maria e Giuseppe, che sono chiamati
col loro nome, e il bambino, che, lui, un nome non lo ha ancora. Colui che
chiamiamo costantemente il Dio « onnipotente » (un espressione contro
la quale reagiva vivamente il compianto teologo Adolphe Gesché, deceduto pochi
giorni fa), non soltanto si manifesta a quegli umili pastori – che cercano il
loro « Salvatore » - come un bambino piccolo, senza alcuna
potenza, in una mangiatoia, ma perfino senza nome, poiché soltanto all’ottavo
giorno egli riceverà il suo nome.
Maria è menzionata per prima, nella sua
dignità di Madre. Per questo si festeggia oggi la solennità di Maria Madre di
Dio. Nel corso dei secoli i Cristiani hanno attribuito molti titoli a Maria,
con gradazioni assai
diverse di sobrietà e profondità. Il
titolo di Madre di Dio, che le viene dato a partire
dal Concilio di Efeso, è uno dei più antichi. Nel Vangelo essa è semplicemente
la « Madre di Gesù », e anche, nel Vangelo di oggi, la madre del
piccolo bambino ancora senza nome, al quale verrà dato
otto giorni più tardi il nome di Gesù.
Maria ci appare qui come
il modello dei contemplativi : colei che custodisce e medita nel suo cuore
tutto ciò che sente dire di suo figlio, anche senza
capire. Cosi’ conserva
vivi e medita nel suo cuore la visita dei Pastori e quanto essi hanno
riferito su Gesù. Un po’ più tardi,
quando presenterà Gesù al Tempio, sia lei che Giuseppe saranno sorpresi da ciò
che verrà detto allora del bambino (Lc 2, 30-32). E quando Maria lo
ritroverà nel Tempio, quando avrà dieci anni, non capirà ciò che lui le dirà,
ma custodirà tutto nel suo cuore (Lc 2, 50-51).
Che
Maria, Madre di Gesù, ci ottenga da suo figlio la grazia di meditare nei nostri
cuori tutto ciò che non comprendiamo di Lui, e possa Maria dare al nostro mondo
la grazia di una pace duratura, fondata sulla giustizia e il rispetto.
Armand VEILLEUX
Traduzione di Anna Bozzo