6 gennaio 2004 – Epifania del Signore

Is 60,1-6 ; Ef 3,2-3a.5-6 ; Mt 2,1-12

 

 

Omelia

 

            La parola Epifania vuol dire « rivelazione ».  E la rivelazione, evidenziata in ciascuna delle tre letture della Messa di oggi, è quella dell’universalità della salvezza offerta da Dio e dal fatto che ogni persona umana è chiamata e che ogni persona di buona volontà può essere salvata.

 

            Il Popolo ebraico aveva una missione particolare, quella di ricevere la Rivelazione di un Dio Padre che vuole entrare in relazione personale d’amore con le sue creature. Israele fu sempre tentato di considerare  che lui era il solo popolo eletto e che la salvezza gli era riservata. Già  i profeti, per esempio Isaia,  nella nostra prima lettura di oggi, annunciano che tutte le nazioni  verranno a condividere questa relazione con Dio : « Le nazioni cammineranno verso la tua luce. Tutte le genti di Saba verranno, portando oro e incenso e proclamando le lodi del Signore ». Nella seconda lettura Paolo, formato alle migliori scuole del Giudaismo, ma illuminato in maniera particolare sulla via di Damasco, annuncia agli Efesini, nel testo che abbiamo avuto come seconda lettura, che il « mistero di Cristo » che gli è stato rivelato, è che « i pagani sono associati alla stessa eredità, allo stesso corpo, a condividere la stessa promessa [degli ebrei ] in Cristo Gesù, per l’annuncio del Vangelo ».

 

            Nel Vangelo di oggi, Matteo, che scrive  ai Cristiani convertiti dal Giudaismo, mostra loro in questa scena alla capanna di Betlemme, la realizzazione della profezia di Isaia, con i magi venuti dall’Oriente portando oro, argento e mirra  per adorare il bambino Gesù, mentre non soltanto Erode, ma « tutta Gerusalemme con lui »  sono presi dall’inquietudine alla notizia che un re è nato a Israele.

 

            Il popolo dei Cristiani, a sua volta, come il popolo d’Israele nel passato,  ha sempre avuto la tentazione di credere  di essere il solo ad essere salvato, mentre ha ricevuto come missione di proclamare l’avvento  della salvezza  per tutti in Gesù di Nazareth. La solennità dell’Epifania è ogni anno il ricordo dell’universalità della salvezza.

 

            A questa fede nell’universalità della salvezza offerta da Dio si oppongono tutti i fondamentalismi. E la celebrazione dell’Epifania, quest’anno, assume indubbiamente un’importanza nuova, per il fatto che l’anno appena trascorso è stato marcato  in modo tutto particolare dall’esacerbarsi di tutti i fondamentalismi –  sia esso  il fondamentalismo islamico di al Qa’ida, che non rappresenta affatto l’Islam, o il fondamentalismo di un cristianesimo politico di estrema destra, che pretende di poter sterminare il male, e che non ha nulla di cristiano, o ancora un certo fondamentalismo laico, che conosciamo troppo bene in Belgio e che è agli antipodi di una laicità illuminata.

 

Tutti i fondamentalismi,  di qualunque formula, hanno questo in comune : essi oppongono gli uomini gli uni agli altri e generano conflitti e guerra. Il messaggio del Vangelo di oggi, cosi’ ben ripreso nella Lettera di san Paolo,  è che ogni persona umana, qualunque siano le sue origini, il colore della sua pelle, la sua lingua e la sua cultura, il paese in cui è nata, è chiamata a integrarsi al grande progetto di convertire il nostro mondo in un mondo di fratelli e sorelle, poiché Dio si offre come Padre a tutti coloro che lo accettano.

 

Gerusalemme, nel Vangelo di oggi, rappresenta il potere – sia civile che religioso – preoccupato di salvaguardare i suoi privilegi. Non solo non si apre alla luce, ma quanti si avvicinano ad esso perdono il contatto con la luce che li guidava. E’ soltanto quando i magi lasciano Gerusalemme che la stella che li aveva guidati fino là riappare loro e li riempie di una grande gioia. E si guarderanno bene dal ripassare di là al ritorno.

 

Impariamo ad identificare nelle nostre vite le circostanze e i luoghi che ci tagliano fuori dal contatto con la stella che ci guida e ci privano della gioia di camminare verso Colui che dà un senso alla nostra vita. Apriamoci alla condivisione con tutti coloro sui quali Dio ha fatto brillare la sua stella, ai quattro angoli dell’universo.

 

Armand VEILLEUX

 

traduzione di Anna BOZZO