2 maggio 2004  - IV domenica di Pasqua « C »

Ac 13, 14...52; Ap 7, 9...17; Gio 10, 27-30

 

 

O M E L I A

 

            L’ultima frase di questo Vangelo –  “Il Padre ed io siamo una cosa sola” – che sembra non aver niente a che vedere con quanto precede, è di fatto la chiave che ci permette di capire bene le parole che Gesù ha appena pronunciato. Se Gesù è il Buon Pastore, è per il fatto che esercita, nei confronti di tutte le pecore, la sollecitudine pastorale di Dio Padre, che è il solo pastore di tutte le pecore, cosi’ come Egli è l’unico Padre da cui deriva e dipende ogni paternità – fisica o spirituale.

 

            Non bisogna dimenticare che queste parole di Gesù si collocano in un contesto di conflitto con i Farisei, che si sentono sempre più minacciati dal suo ascendente sulla folla.  Poco prima Gesù aveva guarito un cieco-nato ; e i Farisei, negando l’evidenza, avevano tentato di convincere quel cieco che era stato guarito, che Gesù non poteva venire da Dio, poiché l’aveva guarito in giorno di sabato.  Gesù, venendolo a sapere, aveva avuto parole durissime nei confronti dei Farisei, e aveva sottolineato il contrasto tra il vero pastore che protegge le sue pecore dai pericoli e il mercenario che non si interessa che del suo salario e del suo tornaconto e fugge davanti al minimo pericolo. Allora i Farisei, fuori di sé,  gli avevano detto : « Se sei il Messia, diccelo ! » E Gesù aveva risposto con le poche parole che abbiamo appena sentito. Quando Gesù dice : « il Padre ed io siamo UNO », implicitamente, ma chiaramente, dice loro : « Colui che è contro di me è contro Dio ». E loro comprendono cosi’ bene, che raccolgono delle pietre per lapidarlo, considerando che si è fatto uguale a Dio.

 

            In che cosa consiste questa relazione tra Gesù e tutti coloro che si sono legati a lui e che egli considera come i suoi discepoli o le sue pecore ? Prima di tutto sono coloro che « ascoltano la sua voce » e che egli « conosce », perché li ha chiamati, ciascuna o ciascuno con il loro nome. Per questa ragione questa domenica, chiamata « domenica del Buon Pastore », è anche una domenica che in tutta la Chiesa è consacrata alla preghiera per le vocazioni. Preghiamo perché ogni uomo ( e ogni donna) intenda la chiamata personale che Gesù  gli rivolge, per essere suo discepolo nella situazione concreta in cui si trova.  Bisogna pregare, evidentemente, perché Dio susciti vocazioni alla vita monastica, alla vita religiosa e al ministero sacerdotale ; ma prima di tutto bisogna pregare perché tutti, senza eccezione, percepiscano la chiamata particolare  che viene fatta loro di seguire il Cristo, ciascuno alla sua maniera. E Gesù promette a tutti coloro che lo « seguono » la vita eterna e nessuno, né i Farisei né altri, potranno strapparli dalle sue mani.

 

            La prima lettura, tratta dagli Atti degli Apostoli, che ci racconta la grande missione di Paolo e Barnaba ad Antiochia di Pisidia, ci racconta la storia di due testimoni, che hanno effettivamente udito la voce di Gesù, che lo hanno seguito e sono andati a testimoniare il suo Vangelo agli Ebrei e ai pagani di Antiochia. La persecuzione che subirono da parte degli Ebrei del luogo non li fermerà, e continueranno a predicare la Buona Novella ai pagani.  Del resto Luca, l’autore degli Atti, presenta questa visita di Paolo e Barnaba  alla sinagoga di Antiochia di Pisidia come parallela alla visita di Gesù alla sinagoga di Nazareth all’inizio del suo ministero. In entrambi i casi viene affermata la decisione di estendere il messaggio di salvezza a tutte le nazioni, dopo averlo inizialmente presentato agli Ebrei.

 

            E’ cosi’ che si è formata questa folla immensa, sterminata, di testimoni provenienti dai quattro angoli del mondo – testimoni per sempre viventi  per la loro fede in Cristo, malgrado le lacrime e le sofferenze patite.

 

            Che ciascuno di noi cerchi oggi di ascoltare la voce del Buon Pastore, di lasciarsi invadere dalla gioia di essere conosciuto da Lui, di mettersi alla sua sequela, scoprendo la vocazione personale che ciascuno di noi ha ricevuto, di essere il suo testimone là dove egli ci ha chiamati.

 

Armand VEILLEUX

traduzione di Anna BOZZO