18 aprile 2004 – II domenica di Pasqua "C"

Ac 5, 12-16; Ap 1, 9...19; Jn 20, 19-31

 

 

O M E L I A

 

 

            Durante tutte le domeniche del Tempo pasquale i brani del Vangelo sono tratti dagli ultimi capitoli del Vangelo di Giovanni. Per il resto, la prima lettura è sempre tratta  dal « secondo libro » di Luca, gli  Atti degli Apostoli.  In questo libro degli Atti Luca racconta soprattutto l’attività apostolica di Paolo ; ma consacra i suoi primi capitoli alla vita della comunità cristiana primitiva di Gerusalemme. E’ un periodo del quale Luca non è stato personalmente testimone. Egli utilizza dunque il genere letterario dei « sommari », cioè una descrizione  a grandi pennellate della vita di questa comunità. Generalmente si distinguono tre « sommari » (2, 42-47 ; 4, 32-35 et 5, 12-16) ; e il terzo è il testo che abbiamo oggi come prima lettura. E’ importante leggere questi tre testi alla luce della prima frase del primo sommario, che è una sorta di affermazione generale che sarà poi sviluppata nei tre passi  in questione. Questa affermazione è la seguente : «Essi erano assidui all’insegnamento degli apostoli e alla comunione fraterna, alla frazione del pane e alle preghiere. Tutti erano presi da timore : molti prodigi e segni venivano compiuti dagli apostoli » (2,42-43). 

 

            Noi abbiamo qui i tre elementi costitutivi della vita della comunità cristiana : l’insegnamento degli Apostoli, la comunione fraterna (che si esprime nella condivisione, compreso il mettere in comune i beni materiali) e la frazione del pane.  Inoltre, ciascuno di questi tre sommari sottolinea l’attività degli apostoli, i quali, dopo aver ricevuto lo Spirito Santo, hanno superato tutte le loro paure e rendono pubblicamente testimonianza al Cristo, nel centro stesso di Israele, nel tempio, sotto il portico di Salomone.

 

            Il racconto evangelico di oggi ci mostra come gli Apostoli (con gli altri discepoli, d’altronde) sono passati dalla paura al coraggio e all’audacia. E la prima scena raccontata in questo Vangelo si colloca, secondo la cronologia di Giovanni, nella sera della domenica della Resurrezione. I discepoli si sono rinchiusi in una casa di Gerusalemme,  per paura dei Giudei.  Pero’ sono riuniti  nel nome di Gesù, intorno al ricordo che hanno di lui.  E Gesù, che aveva promesso che quando due o tre fossero riuniti nel suo nome, lui sarebbe stato in mezzo a loro, si trova subito effettivamente in mezzo a loro, e la sua presenza li riempie di gioia.

 

            Gesù trasmette loro lo Spirito Santo che aveva loro promesso, « soffiando » su di loro.  Si tratta veramente di una nuova creazione, questo « soffio » che ricorda  (anche nella sua forma lessicale) il soffio di Dio sul caos  nel giorno della creazione, che fa scaturire tutti gli esseri viventi da questo caos (Gen. 2,7). Questa nuova creazione è del resto sottolineata nelle prime parole del racconto : Il « primo giorno della settimana ». Quello che nasce allora è un mondo nuovo, una umanità nuova, la comunità dei discepoli di Gesù.

 

            Ai discepoli che stavano là Gesù mostra le sue mani e il suo costato. Ma a Tommaso, chiamato il « gemello » - dotato dunque di un legame più stretto con Gesù -  farà un favore speciale.  Lo inviterà a mettere il suo dito nel segno dei chiodi nelle sue mani e nei suoi piedi, e  a mettere la mano nella ferita del suo costato. Questo favore si fonda soprattutto sul fatto che Tommaso è sempre stato il più coraggioso – lui che era stato l’unico ad essere pronto ad accompagnare Gesù fino alla morte (Gv 11,16), e che era probabilmente il solo abbastanza coraggioso, nel giorno della Resurrezione, per uscire dalla casa in cui gli altri si erano chiusi, e per andare a procurarsi ciò di cui avevano bisogno.

 

            Questo favore speciale fatto a Tommaso, nell’intimo della comunità,  mostra bene che Dio, mentre ci chiama a formare la comunità dei credenti, conferma a ciascuno di noi la nostra identità personale, generandoci alla fede  con una grazia che resta sempre  e prima di tutto personale. Da allora, la nostra risposta, benché sempre pronunciata  nell’ambito della comunità,  deve essere come quella di Tommaso : del tutto personale, e perfino « intima » : « mio Signore e mio Dio ».

 

Armand VEILLEUX

 

Traduzione di Anna BOZZO

 

**********

Omelie per la stessa domenica, nel 2001: in francese / e  in italiano