22 febbraio 2004 –VII domenica "C"

1 S 26,2...23; 1 Co 15, 45-49; Lc 6, 27-38

 

O M E L I A

 

 

            Leggendo queste raccomandazioni di Gesù, avremmo quasi voglia di dirgli: “Ma no! Non dirai sul serio !  vorresti veramente che agissimo in modo cosi’ ingenuo ? Lasciarci schiacciare senza difenderci e perfino arrivare ad amare quelli che ci detestano ? E’ mai possibile ?

            Ma Gesù in questo discorso, che in Matteo era il Discorso della Montagna, ma che in Luca è piuttosto il discorso della Pianura, non parla per immagini. Non racconta parabole che andrebbero decifrate. Gesù qui manifesta molto chiaramente delle esigenze che non c’è alcun bisogno di decifrare, anche se sappiamo bene che non è facile conformare ad esse la nostra vita.

            La prima lettura ci dava un esempio di perdono magnanimo, quello di Davide nei confronti di Saul. D’altra parte, Paolo, nella sua lettera ai Corinti, di cui abbiamo letto un estratto, ci il fondamento teologico che ci può permettere di meglio comprendere il messaggio di Gesù. Anche se siamo stati creati da un impasto di terra, secondo il linguaggio simbolico della Genesi, noi siamo stati creati ad immagine di Dio, con un seme di vita divina nel nostro essere, e la capacità di vivere una comunione di amore con Dio. Il peccato è venuto a rompere questa armonia. Una volta che l’unità nel nostro proprio essere è stata spezzata, la nostra comunione con Dio è stata interrotta. Noi ci siamo costituiti suoi nemici. Ma Dio, che è ricco di misericordia, ha voluto permetterci di rifare l’unità perduta. Ci ha mandato suo Figlio, nato come noi dalla terra, ma immagine consustanziale della sua gloria, per renderci capaci di ravvivare in noi la fiamma della vita divina, lasciandoci gradualmente riconfigurare a immagine del Figlio suo.

            Tutto ciò che Gesù ci raccomanda di fare in questo Vangelo : amare i nostri nemici, fare del bene a quelli che ci odiano, augurare il bene a quelli che ci maledicono, presentare l’altra guancia a chi ci colpisce, non reclamare nei confronti di chi ci deruba, ecc. Non è in realtà nulla di straordinario…infatti è ciò che Dio fa tutti i giorni con noi. Cerchiamo dunque di essere misericordiosi, come è misericordioso il nostro Padre celeste.

            Ritorniamo ora per  un momento alla storia di Davide. Costui, dopo la sua stupefacente vittoria sul gigante Golia, era stato integrato nell’esercito di Israele, sotto l’autorità del re Saul, e, di battaglia in battaglia, si distingueva sempre  di più per le sue imprese, al punto da suscitare la gelosia feroce di Saul, che decide di eliminarlo, e che parte in guerra contro di lui con tremila uomini, scelti da tutto Israele. Davide, inseguito, con pochissime persone a difenderlo, trova un’occasione insperata di uccidere Saul. Non lo fa. Perché ? Perché ha capito che Saul è più grande delle sue azioni. Le sue azioni, anche le più basse e le più vili, non sono lui. Ma non solo : in quanto essere umano che commette tali azioni, è più grande di queste: e per giunta è l’Unto del Signore.

            Il solo modo per noi di poter mettere in pratica le raccomandazioni di Gesù in questo brano di Vangelo, è di prendere ben coscienza del fatto che ogni persona che incontriamo, qualunque possa essere il suo atteggiamento nei confronti nostri o della società, resta sempre una persona creata a immagine di Dio, a cui Dio offre sempre la sua misericordia - come a noi – e che egli ha scelto per continuare, in una maniera o nell’altra, la sua azione in questo mondo.

            Non si tratta di essere ingenui e di non identificare come crimine ciò che è crimine, come viltà ciò che è viltà, o come debolezza ciò che è debolezza. Non è questo che Gesù vuole dire, quando ci chiede di non giudicare. Davide, per esempio, non scusa l’atteggiamento di Saul, ma lascia che sia Jahvè a giudicare.

            Se ci è permesso di riconoscere come male ciò che è male ; se anzi è un dovere per noi denunciare l’ingiustizia e usare tutti i mezzi per far prevalere la verità là dove regna la menzogna – non è meno vero che noi non sappiamo ciò che è nel cuore degli altri  e che Dio solo ne è il giudice. Il rispetto per ogni persona, creata a immagine di Dio, e oggetto del suo amore misericordioso, esige che noi abbiamo nei suoi confronti lo stesso atteggiamento di Dio.

            E’ molto semplice ! – anche se non è mai facile.

 

Armand VEILLEUX

 

Traduzione di Anna BOZZO