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gennaio 2004 – III
Domenica “C”
Ne 8, 1...10 ; 1 Co 12, 12-30 ;
Lc 1,1-4 ; 4, 14-21
Omelia
Quando Gesù legge il passo messianico di
Isaia, tronca deliberatamente la profezia che terminava cosi’ : « Lo
Spirito del Signore mi ha inviato…ad annunziare un anno di benefici accordato dal Signore, un giorno di
vendetta per il nostro Dio. Gesù ha dunque deliberatamente soppresso dal
testo di Isaia questa menzione della vendetta divina, che si attendevano
certamente i suoi uditori nella Sinagoga di Nazareth. Bisognerebbe ricordarsene ogni volta che,
nelle nostre relazioni tra persone, tra Chiese o tra popoli, pretendiamo di avere il diritto di esercitare
la vendetta divina – pretesa che è alla base
di tutti i fanatismi religiosi.
Oggi è l’ultimo giorno
della Settimana di preghiera per l’Unità dei Cristiani, e noi sappiamo che
questa unità non
si farà mai senza un profondo rispetto per la grande diversità che esiste e che
è sempre esistita nella famiglia cristiana. In questo contesto è molto opportuno ascoltare
le riflessioni di Paolo, nella sua lettera ai Corinti, sulla grande diversità
esistente nella Chiesa, che egli paragona a un corpo umano.
La prima lettura, tratta
dal libro di Neemia, è ugualmente interessante a questo riguardo. Il popolo di Israele aveva dimenticato la Legge del Signore. Questa
Legge è ritrovata e proclamata di nuovo solennemente dal sacerdote Esdra, al
tempo del profeta Neemia. E’ bene anche per noi, di tanto in tanto, rileggere
la nostra storia cristiana a partire dal principio. Per questo, all’inizio del
tempo « ordinario » dell’anno liturgico, in questa terza domenica
cominciamo la lettura del Vangelo di Luca, partendo proprio dai primi versetti.
Domani celebreremo la
solennità dei santi Fondatori dell’Ordine di Cîteaux. Sarebbe certamente una buona cosa che,
nella nostra lectio personale, rileggessimo i documenti originari del
nostro Ordine, che ci raccontano gli inizi del nostro carisma, a cominciare
dalle parole semplici e nello stesso tempo solenni del Piccolo Esordio :
« Noi, primi monaci cistercensi, fondatori di questa comunità… ».
Anche loro dovevano affermare il loro diritto ad essere
diversi.
Parlando dei suoi
discepoli, Gesù utilizza diverse immagini, come quella della vigna e del
gregge. Paolo parla della Chiesa come di
una costruzione, oppure, più spesso, per esempio oggi, come di un corpo che ha diverse
membra, ciascuna delle quali ha la sua funzione propria e particolare.
Nel contesto di questa
settimana di preghiera per l’Unità dei Cristiani, che termina oggi, a volte si
sente porre una domanda : « E’ veramente Gesù che ha fondato la
Chiesa ? » A
questa domanda, che ad alcuni può apparire terribilmente
iconoclasta, e ad altri senza alcuna importanza, non si può rispondere
semplicemente con un « si » o con un « no ».
Se per Chiesa si intende la struttura
dell’istituzione ecclesiale, tale quale esiste oggi, in tutti i suoi dettagli,
con la sua curia romana, i suoi cardinali, la sua liturgia e il suo diritto
canonico, la risposta è certamente « no ». Si tratta in questo caso
di strutture che la comunità cristiana si è data, con il passare degli anni e
dei secoli, per rispondere ai nuovi bisogni di ogni
epoca.
Tuttavia Gesù ha chiamato a sé un gruppo di discepoli che lo hanno seguito e ai quali
Egli ha dato il comandamento di mantenere viva la sua memoria e di portare il
suo messaggio a tutti i confini della terra, fino alla fine del mondo. Questa
comunità, riunita intorno a Gesù e inviata da Gesù, è la Chiesa. In questo
senso, si, Gesù ha fondato la Chiesa. In
seguito i primi Cristiani, quando si sono messi a testimoniare il Cristo e il suo Vangelo,
hanno stabilito diversi ministeri, corrispondenti a carismi diversi.
Chiediamo al Signore, in
questo giorno, di darci occhi puri e umili che ci permettano di vedere, nella grande diversità del popolo cristiano e della famiglia
cistercense, una diversità di missioni.
Smettiamo di considerare gli altri come « meno cristiani »
perché seguono un’altra tradizione cristiana, o ancora come « meno
cistercensi », perché la loro forma di vita si è adattata a condizioni distinte
dalle nostre. Impariamo a vedere invece in questa diversità una grande ricchezza.
Le Parole del Testamento di Padre Christian
de Chergé di Tibhirine risuonano sempre nelle nostre orecchie e nei nostri
cuori, lui che ci mostrava Dio intento a divertirsi a rifare l’unità
primordiale « giocando » con le differenze.
Armand VEILLEUX
Traduzione di Anna BOZZO