25 gennaio 2004 – III Domenica “C”

Ne 8, 1...10 ; 1 Co 12, 12-30 ; Lc 1,1-4 ; 4, 14-21

 

Omelia

 

            Quando  Gesù legge il passo messianico di Isaia, tronca deliberatamente la profezia che terminava cosi’ : «  Lo Spirito del Signore mi ha inviato…ad annunziare un anno di benefici  accordato dal Signore, un giorno di vendetta per il nostro Dio. Gesù ha dunque deliberatamente soppresso dal testo di Isaia questa menzione della vendetta divina, che si attendevano certamente i suoi uditori nella  Sinagoga di Nazareth.  Bisognerebbe ricordarsene ogni volta che, nelle nostre relazioni tra persone, tra Chiese o tra popoli,  pretendiamo di avere il diritto di esercitare la vendetta divina – pretesa che è alla base  di tutti i fanatismi religiosi.

 

            Oggi è l’ultimo giorno della Settimana di preghiera per l’Unità dei Cristiani, e noi sappiamo che questa unità  non si farà mai senza un profondo rispetto per la grande diversità che esiste e che è sempre esistita nella famiglia cristiana. In questo  contesto è molto opportuno ascoltare le riflessioni di Paolo, nella sua lettera ai Corinti, sulla grande diversità esistente nella Chiesa, che egli paragona a un corpo umano.

 

            La prima lettura, tratta dal libro di Neemia, è ugualmente interessante a questo riguardo. Il popolo di Israele aveva dimenticato la Legge del Signore. Questa Legge è ritrovata e proclamata di nuovo solennemente dal sacerdote Esdra, al tempo del profeta Neemia. E’ bene anche per noi, di tanto in tanto, rileggere la nostra storia cristiana a partire dal principio. Per questo, all’inizio del tempo « ordinario » dell’anno liturgico, in questa terza domenica cominciamo la lettura del Vangelo di Luca, partendo proprio dai primi  versetti.

 

            Domani celebreremo la solennità dei santi Fondatori dell’Ordine di Cîteaux.  Sarebbe certamente una buona cosa che, nella nostra lectio personale, rileggessimo i documenti originari del nostro Ordine, che ci raccontano gli inizi del nostro carisma, a cominciare dalle parole semplici e nello stesso tempo solenni del Piccolo Esordio : « Noi, primi monaci cistercensi, fondatori di questa comunità… ». Anche loro dovevano affermare il loro diritto ad essere diversi.

 

            Parlando dei suoi discepoli, Gesù utilizza diverse immagini, come quella della vigna e del gregge.  Paolo parla della Chiesa come di una costruzione, oppure, più spesso, per esempio oggi,  come di un corpo che ha diverse membra,  ciascuna delle quali  ha la sua funzione propria e particolare.

 

            Nel contesto di questa settimana di preghiera per l’Unità dei Cristiani, che termina oggi, a volte si sente porre una domanda : « E’ veramente Gesù che ha fondato la Chiesa ? » A  questa domanda, che ad alcuni può apparire terribilmente iconoclasta, e ad altri senza alcuna importanza, non si può rispondere semplicemente con un « si » o con un « no ».

 

            Se per Chiesa si intende  la struttura dell’istituzione ecclesiale, tale quale esiste oggi, in tutti i suoi dettagli, con la sua curia romana, i suoi cardinali, la sua liturgia e il suo diritto canonico, la risposta è certamente « no ». Si tratta in questo caso di strutture che la comunità cristiana si è data, con il passare degli anni e dei secoli, per rispondere ai nuovi bisogni di ogni epoca.

 

            Tuttavia Gesù ha chiamato a sé un gruppo di discepoli che lo hanno seguito e ai quali Egli ha dato il comandamento di mantenere viva la sua memoria e di portare il suo messaggio a tutti i confini della terra, fino alla fine del mondo. Questa comunità, riunita intorno a Gesù e inviata da Gesù, è la Chiesa. In questo senso, si, Gesù ha fondato la Chiesa.  In seguito i primi Cristiani, quando si sono messi a testimoniare il Cristo  e il suo Vangelo, hanno stabilito diversi ministeri, corrispondenti a  carismi diversi.

 

            Chiediamo al Signore, in questo giorno, di darci occhi puri e umili che ci permettano di vedere, nella grande diversità del popolo cristiano e della famiglia cistercense, una diversità di missioni.  Smettiamo di considerare gli altri come « meno cristiani » perché seguono un’altra tradizione cristiana, o ancora come « meno cistercensi », perché la loro forma di vita  si è adattata a condizioni distinte dalle nostre. Impariamo a vedere invece in questa diversità una grande ricchezza.

 

            Le Parole del Testamento  di Padre Christian de Chergé di Tibhirine risuonano sempre nelle nostre orecchie e nei nostri cuori, lui che ci mostrava Dio intento a divertirsi a rifare l’unità primordiale « giocando » con le differenze.

 

 

Armand VEILLEUX

 

Traduzione di Anna BOZZO