18 gennaio 2004 – II domenica "C"
Is 62,1-5; 1 Co 12, 4-11; Gv 2, 1-11
O M E L I
A
Tutti possono parlare per
immagini. La prerogativa del poeta o del mistico è di saper mescolare le
immagini in maniera ammirevolmente
evocatrice. Nel Nuovo Testamento si parla della Chiesa come di una costruzione
e nello stesso tempo come di un corpo vivente. Cosi’ faceva già Isaia (o, se
preferite, il Deutero-Isaia), il grande Profeta dell’Antico Testamento, nel
testo che abbiamo avuto come prima lettura.
Rivolgendosi a Gerusalemme, le parla come ad una sposa :
« Nessuno ti chiamerà più ‘Abbandonata’ ma ti
chiameranno ‘Mia preferita’, perché il Signore ripone in te il suo
compiacimento»…Come un giovane sposa una fanciulla, Colui che ti ha costruita ti sposerà. »
Era l’epoca d’oro di Israele, l’epoca del grande amore con Dio. Un amore che
Israele tradiva certamente spesso ; ma che Dio sapeva sempre ristabilire,
nella sua grande tenerezza e misericordia.
« Non hanno più
vino ». Quando l’Evangelista Giovanni mette queste parole in bocca alla
Madre di Gesù, nel racconto simbolico e poetico delle nozze di Cana, e quando
pone nella casa in cui si celebrano le nozze sei giare di pietra destinate alle
abluzioni rituali, ma vuote, esprime in realtà un
giudizio molto severo sullo stato in cui si trovava la religione ebraica alla
venuta del Messia. Mancava l’amore.
L’amore era stato gradualmente rimpiazzato da riti freddi e aridi, che non
producevano più alcun effetto.
Gesù porta di nuovo la
gioia delle nozze e dell’amore. Vuole che i suoi discepoli abbiano il cuore in
festa. – e con seicento litri di buon vino, c’è di che stare
allegri ! Questo primo
« segno » offre la chiave interpretativa per tutti gli altri che seguiranno,
fino al segno supremo della morte e della resurrezione. Sarà quella l’ora di Gesù. Ma quell’« ora » non è ancora venuta, come risponde a
sua Madre.
Può sorprendere che
l’Evangelista Giovanni non la chiami col suo nome, lui che è cosi’ vicino a Maria. Dice soltanto che « la Madre di Gesù
era là ». Gesù si rivolge a lei dicendole « donna » ;
espressione che annuncia già la donna per eccellenza
che, forte, starà in piedi vicino alla croce, e che rivedremo coronata di
dodici stelle alla fine dell’Apocalisse. Essa annuncia le vere nozze, tra Gesù
e la sua Chiesa, il nuovo Israele.
Alle nozze della Chiesa e di Cristo, accade pure
abbastanza spesso che manchi il vino. La
festa si trasforma allora in dispute e divisioni – quelle divisioni che ci vengono dolorosamente ricordate durante la Settimana di Preghiera
per l’Unità dei Cristiani, che iniziamo oggi. Maria è allora la donna sensibile
e sensata che
si rende conto prima di tutti gli altri di ciò che sta succedendo. Dice ancora : « Non
hanno più vino – cioè non hanno più amore».
Molte belle cose sono state dette e scritte
sull’Unità dei Cristiani e sulle vie di ritorno verso l’Unità spezzata. Si fanno incontri per conoscersi e spiegarsi reciprocamente i
rispettivi punti di vista. Si arriva talvolta a una
dichiarazione comune. Tutto questo è buono e necessario. Accade che insieme ci
mostriamo buoni,
ad occuparci di popoli sinistrati. Tutto ciò è bene. Ma l’unità non sarà totalmente ristabilita se
non quando ci renderemo conto che i pozzi a cui cerchiamo di bere sono asciutti (« non hanno più vino ») e
quando ci lasceremo inebriare tutti insieme dalla gioia del messaggio di Gesù e
impareremo di nuovo ad amarci vicendevolmente – non malgrado le nostre
differenze, ma nella bellezza e
ricchezza delle nostre differenze.
E’ allora che si riverserà in pienezza su tutte le
nostre Chiese e Confessioni cristiane tutta la ricchezza del « regalo di nozze » che sono
i doni dello Spirito. Riconoscere già la presenza e l’azione di questi doni in
ciascuna delle famiglie di Cristiani è il miglior modo di aprirsi all’amore
reciproco.
Armand VEILLEUX
Traduzione di Anna BOZZO