11 gennaio 2004 -- Festa del Battesimo  del Signore « C »

Is 40, 1...11; Ti 2, 11...3,7; Lc 3, 15...22

 

Omelia

 

            Dei quattro Evangelisti, Luca è sempre quello che sottolinea  di più tutto ciò che si riferisce alla preghiera. Nel racconto del Battesimo di Gesù egli è il solo a ricordare  che è al momento in cui Gesù pregava, dopo essere stato battezzato da Giovanni, che il cielo si apri’ e lo Spirito Santo discese su di lui, sotto forma di colomba.  Ed è attraverso questa stessa apertura nel cielo che  passo’ la voce del Padre che diceva : « Sei tu il mio Figlio ; Io oggi ti ho generato ». Cerchiamo di vedere  che cosa ci insegna questo testo sulla preghiera.

 

            La preghiera – che si tratti di una preghiera di adorazione, di domanda o di ringraziamento – è una attività che apre uno squarcio nel velo che separa il mondo creato dal suo creatore, che apre una breccia nel muro che separa il tempo dall’eternità. Noi viviamo nel tempo in cui esiste un ieri, un oggi e un domani. Dio vive in un eterno presente. Attraverso la preghiera che ci mette in comunione con Dio, noi penetriamo in questo eterno presente di Dio. Questo è possibile perché Lui stesso ha fatto il cammino inverso. Il Figlio di Dio si è fatto uno di noi. Egli è venuto nel tempo e nello spazio. E quando si è messo a pregare,  si è aperto il velo tra il tempo e l’eternità, tra lo spazio degli uomini e l’onnipresenza di Dio, e la voce del Padre che da tutta l’eternità genera suo Figlio, ha potuto dire, nel tempo della nostra storia : « oggi », si, « oggi  Io ti ho generato ».

 

            Questa voce del  Padre accompagna la discesa visibile dello Spirito Santo su Gesù. Quando noi ci raccogliamo in preghiera, cioè quando ci apriamo al dono della preghiera, il cielo si apre e lo Spirito del Padre e di Gesù scende sopra di noi per pregare in noi, rendendoci capaci di dire « Abba, Padre », e allora ogni volta la voce del Padre dice anche a noi « tu sei mio Figlio, oggi Io ti ho generato ». Noi diventiamo figli adottivi nel Figlio prediletto, il primogenito di una moltitudine di fratelli e sorelle. E’ il battesimo nello Spirito che annunciava Giovanni il Battista. Battesimo di fuoco perché brucia in noi tutto ciò che è estraneo a questa comunione o vi fa ostacolo.

 

            Possiamo allora comprendere l’insegnamento dei grandi teologi dell’epoca patristica e del Medioevo che vedevano nella liturgia di quaggiù una partecipazione alla liturgia celeste. Tutti i beati che sono passati dalla vita presente alla vita eterna lodano incessantemente Dio nel suo eterno oggi. Le nostre liturgie e i nostri uffici di quaggiù, spesso malgrado la loro povertà, e anche malgrado le nostre distrazioni, provocano questo strappo che fa socchiudere il cielo e ci permette per un istante di entrare in questo stesso oggi di Dio, in cui tutto è presente. Allora la nostra liturgia di quaggiù  diventa del tutto contemporanea alla liturgia celeste.

 

            Si realizza allora ogni volta ciò che Paolo scrive al suo discepolo Tito : « Dio, il nostro Salvatore, ha manifestato la sua bontà e la sua  tenerezza per gli uomini ; Egli ci ha salvati. »

 

Armand VEILLEUX

 

traduzione di Anna BOZZO