15 agosto 2004 -- Solennità dell'Assunzione di Maria

Ap 11,19; 12, 1...10; 1 Cor 15, 20-26; Lc 1, 39-56

 

Omelia

 

            C’è un contrasto tra il Vangelo che abbiamo letto e le due prime letture della Messa di oggi.  Le prime due letture ci parlano di vittoria, e dunque anche di lotta – della vittoria del Cristo sulla morte e della vittoria della donna dell’Apocalisse sul drago, che rappresenta le forze del male. Il racconto evangelico della visita di Maria a sua cugina Elisabetta è invece pieno di freschezza e di gioia. In un mondo in cui non mancano la lotta e la morte e dove abbonda la violenza, conviene certamente soffermarci su questo messaggio di gioia che ci offre il Vangelo.

 

            Appena Maria si rende conto che aspetta un bambino e che la sua anziana cugina Elisabetta è anche lei incinta di sei mesi, parte – in tutta fretta, ci dice san Luca – correndo, con la facilità e l’ardore con cui corre una ragazza giovane, attraverso le colline del deserto della Giudea, per andare a condividere con Elisabetta la gioia comune di essere tutte e due portatrici di una nuova vita.

 

            Allora non si poteva avvertire del proprio arrivo per telefono,  via Internet o col telefonino; si può dunque facilmente immaginare sia la sorpresa che la grande gioia di Elisabetta, nel vedere improvvisamente arrivare la sua giovane cugina. Il saluto di Maria  produce gioia non soltanto in Elisabetta, ma anche nel bambino che essa porta nel grembo. “Appena ho udito il tuo saluto, dice, il bambino ha sussultato di gioia nel mio seno”. Quando le due donne si incontrano, sono dunque anche i loro due bambini che portano in seno, che si incontrano e anche loro sono pieni di gioia a questo incontro.

 

            Ciascuna delle due donne esprime la sua gioia in un cantico . La prima  è Elisabetta,  che dice a Maria: “Tu sei benedetta tra tutte le donne…Beata sei tu perché hai creduto…” E  Maria risponde con il suo Magnificat , che è prima di tutto un grido di gioia: “ Il mio spirito esulta di gioia in Dio mio Salvatore”. Questo cantico contiene certo allusioni alla tensione di sempre tra le forze del male e quelle del bene(…disperde i superbi…rimanda i ricchi a mani vuote…rovescia i potenti dai loro troni…) ma il tono generale è un grido di gioia; e la fonte di questa gioia è il fatto che le promesse messianiche stanno per cominciare a realizzarsi. Non soltanto il Potente ha fatto meraviglie in Maria, ma il suo amore si estende di generazione in generazione.  Innalza gli umili, colma di beni gli affamati. E soprattutto, Dio ha buona memoria: si ricorda del suo amore. Si ricorda anche della promessa fatta ad Abramo, non solo per lui stesso, ma per tutta la sua discendenza, per sempre.

 

            Si potrebbe forse domandarsi perché leggiamo questo racconto della visita di Maria a Elisabetta proprio in questo giorno in cui celebriamo non la Visitazione, ma l’Assunzione di Maria. La ragione è, credo, che ciò che celebriamo oggi non è una sorta di miracolo riguardante il corpo  di Maria dopo la sua morte, ma piuttosto il fatto che essa è la  prima, in quanto primogenita tra coloro che sono morti, a seguire suo Figlio dopo quella che gli Orientali con una bellissima espressione chiamano la sua “Dormitio”.  Nei versetti che precedono il racconto che abbiamo letto, l’Evangelista Luca aveva detto, in un linguaggio pieno di mistero, che  Maria aveva messo al mondo il “Primogenito”, cioè il Primogenito dell’Eterno Padre, il Primogenito di una moltitudine di fratelli – colui che San Paolo chiama (si veda la seconda lettura di oggi) il primogenito di coloro che sono morti. E poiché Maria è stata la prima a ricevere il Figlio dell’Eterno Padre, a nome di tutta l’umanità, essa è anche la prima a condividere con Lui, nella sua umanità, il dono della pienezza di vita al di là della morte – questa pienezza  che noi chiamiamo “Risurrezione” e che per Maria chiamiamo anche “Assunzione”, cioè il fatto che essa, con tutte le dimensioni della sua umanità – il suo corpo come il suo spirito - è stata “assunta” interamente nella pienezza eterna di vita.

 

            Fratelli e sorelle, non lasciamoci abbattere da tutte le notizie di violenza, guerra e morte intorno a noi. In questo giorno, qualunque sia la nostra età, che noi siamo degli adolescenti dell’età di Maria al momento della sua visita a Elisabetta, oppure persone più anziane, o anche molto avanzate in età, lasciamo il bambino che rimane sempre in ciascuno di noi  intendere il saluto di Maria, e lasciamoci penetrare dalla buona novella dell’annuncio che questa pienezza di vita è anche per noi e per tutta l’umanità; e trasaliamo anche noi di gioia nel seno della Chiesa nostra madre.

 

Armand VEILLEUX