1 gennaio 2002 – Solennità di Maria, Madre di Dio
Nb 6,22-27 ; Ga 4,4-7 ; Lc 2,16-21
Che il Signore
ti benedica e ti protegga!
Che il Signore
faccia brillare su di te il suo volto,
Che
si chini verso di te!
Che il Signore
rivolga verso di te il suo sguardo,
Che
ti porti la pace !
Questa benedizione solenne ha almeno duemila quattrocento anni ed esprime
una aspirazione che è sempre viva nel cuore di ogni persona di buona volontà
– una aspirazione, ahimè, sovente frustrata.
Anche se nessuno sembra ricordarsene,
o piuttosto, anche se non si osa più, per pudore, dirlo, l’anno 2001, che
è appena terminato, era stato dichiarato dalle Nazioni Unite come l’ “Anno
internazionale del dialogo tra le civiltà”.
E’ invece terminato, come tanti altri prima di questo, nel fragore
delle armi. Il dialogo tra le culture
e le religioni, che sembrava progredire in maniera lenta ma sicura, è gravemente
compromesso da appelli alla guerra tra le civiltà.
Ragione di più per rivolgerci verso
la grotta di Betlemme. Le origini della nostra fede cristiana ci danno diritto
alla tenerezza.
Sulla base dell’interpretazione allegorica
dei Padri della Chiesa, che hanno visto un’immagine di Maria nella donna della
Genesi che avrebbe schiacciato col suo piede la testa di Satana, come pure
nella donna dell’Apocalisse coronata di stelle e intenta a schiacciare il
drago, una certa iconografia cristiana ci ha abituato a vedere in Maria una
donna potente, combattiva e guerriera. E’ la stessa tradizione iconografica che ha privilegiato un’immagine del Cristo Re, vincitore dei suoi
nemici. E’ bene in questo inizio d’anno tornare là dove tutto è cominciato,
al presepio.
Gesù è nato in territorio occupato
(dai Romani, a quell’epoca). Se le autorità religiose di Israele conservavano
certi privilegi, al prezzo di compromessi con il potere dell’occupante, il
popolo, quello dei pastori come quello dei carpentieri, era costituito da
povera gente. Ed è proprio a un gruppo di umili pastori,
- i quali nella visione di Luca rappresentano simbolicamente l’umanità umile
e recettiva (in opposizione ad Erode, che rappresenta l’umanità chiusa ed
oppressiva) – che viene fatto l’annuncio di un salvatore nato per loro, che
troveranno a Betlemme.
Chi trovano i pastori quando arrivano
alla grotta ? non il messia reale che erano stati abituati ad attendere e
sperare, ma un bambino appena nato, con i suoi giovanissimi genitori. In effetti,
tenendo conto dell’età in cui ci si sposava allora in Israele,
Maria poteva avere tra i 14 e i 16 anni (forse anche meno), e Giuseppe
tra i 15 e i 17 (certamente non il vecchio con la barba di una certa iconografia).
Questa fanciulla giovanissima è la
Madre di Dio – Madre di Dio due volte: nella fede e nella sua carne. Nella
fede, prima di tutto. Qui ancora una certa teologia di stile trionfalista ha potuto pretendere che Maria aveva avuto,
fin dal momento dell’Annunciazione, una visione molto chiara della sua missione
e di tutto ciò che questa avrebbe implicato. I Vangeli ci mostrano
al contrario una Maria tutta contemplativa – cioè una Maria tutta tesa ad
ascoltare e a recepire nel suo cuore, senza comprendere, e che si lascia condurre
per la mano da Dio, un po’ alla volta.
All’angelo Gabriele, al momento dell’Annunciazione,
aveva domandato “ come avverrà questo? “ La risposta aveva evocato un profondo
mistero. Nel momento in cui, alcune
ore dopo la nascita di suo figlio, i pastori vengono a raccontare ciò che
gli angeli hanno detto loro su questo bambino, lei si meraviglia come tutti di quanto vanno raccontando,
ma “conserva memoria di tutte queste cose e le medita nel suo cuore”. Il giorno della presentazione di Gesù al Tempio,
Maria e Giuseppe resteranno stupefatti di ciò che Simeone dice del bambino.
Dodici anni più tardi, quando lei lo ritrova nel Tempio, dopo averlo cercato
per tre giorni, e quando lui le dice che deve occuparsi prima di tutto delle
cose del Padre suo, lei non capisce troppo bene, ma conserva tutte quelle
cose nel suo cuore.
Si, come ho detto un istante fa, Maria
è la figura stessa della donna contemplativa. Non è la specialista che sa
spiegare le cose e ricondurre tutto a ciò che può essere spiegato. E’ la contemplativa
che sa accogliere tutto, anche quanto non si può spiegare, e ne ha fatto un
fastello che conserva nel suo cuore. Maria è il luogo per eccellenza del dialogo,
cioè dell’incontro pacifico delle opposizioni apparenti.
Nella montagna dell’Atlante, vicino
a Tibhirine, in Algeria, c’è una grande statua della Vergine Maria. Anche
se questa statua data dell’epoca coloniale, è sempre stata rispettata da tutti,
sia durante la guerra di indipendenza dell’Algeria che durante il periodo
agitato degli ultimi dieci anni. Quella
statua ci ricorda che Maria / Myriam è
tanto cara ai Musulmani devoti quanto lo è ai Cristiani.
In questo inizio d’anno, mentre sono
in gioco interessi che non hanno niente di religioso, né da una parte né dall’altra,
e che vogliono creare un fossato tra il mondo cristiano e il mondo musulmano,
chiediamo a Maria, Madre di tutti i credenti, di ristabilire tra tutti i vincoli
della comprensione, del mutuo rispetto e del dialogo. Che essa ci dia la pace!
Armand VEILLEUX