24 giugno 2002 – Solennità di san Giovanni Battista

Is 49, 1-6; At 13, 22-26; Lc 1, 57-66.80

 

 

O M E L I A

 

            San Luca, nel suo Vangelo, stabilisce un parallelismo rigoroso tra Giovanni Battista  e Gesù.  A proposito di Elisabetta, cosi’ come di Maria, dice: « Quando arrivo’ per lei il momento del parto, diede alla luce un figlio ». Nel caso di Giovanni sono i vicini che vengono a rallegrarsi con la madre del bambino ; nel caso di Gesù sono prima i pastori, poi i magi.  Zaccaria, come Giuseppe, ha un ruolo un po’ secondario. Di Giovanni, come di Gesù,  ci si chiede « cosa diventerà questo bambino ». Entrambi hanno una lunga preparazione – Giovanni nel deserto, Gesù a Nazareth, prima di avere una vita pubblica abbastanza breve.

 

            Le due prime letture della messa di oggi stabiliscono altri paralleli.  Negli Atti degli Apostoli Paolo stabilisce un parallelo con Davide, « un uomo secondo il cuore di Dio », antenato sia di Gesù che di Giovanni. E la lettura di Isaia ci ricorda la figura del misterioso Servo di Dio, chiamato anche lui fin dal seno materno, e che « aveva pregio agli occhi del Signore ».

 

            I santi,  che siano quelli dell’Antico come del Nuovo Testamento, non sono semplicemente una sorta di modelli  che dobbiamo ammirare da lontano. Sono invece delle persone che ci rivelano, ciascuna a suo modo,  quello che siamo chiamati ad essere.

 

            Ciascuno di noi puo’ dire, come il Servo del Libro di Isaia :  « Ero ancora nel seno materno quando il Signore mi ha chiamato ». Si tratta prima di tutto della chiamata fondamentale e universale a essere figli di Dio, prima ancora della chiamata ad essere  i testimoni del Vangelo di Gesu’, o ancora a tale o tal’altra forma di vita nella Chiesa.  Ciascuno di noi cosi’ puo’ dire : « Io valgo agli occhi del Signore » ;  E noi possiamo aggiungere senza orgoglio  che anche a noi il Signore ha detto : « Faro’ di te la luce delle nazioni » .  Come ?  Essendo nella nostra vita una manifestazione vivente dell’amore misericordioso del Signore che ci ama magrado tutti i nostri limitie anche malgrado i nostri peccati. Davide, come ci viene descritto nella Bibbia, non era certo un « bravo bambino » ; eppure Paolo cui dice che era un uomo secondo il cuore di Dio – un uomo umile, sempre pronto a ricevere il perdono .

 

            Di ciascuno di noi come di Giovanni si puo’ dire : « la mano di Dio è sopra di lui. Per dirlo in un altro modo,  siamo nelle mani di Dio ; oppure, per usare un immagine del tutto antropomorfica, possiamo dire che una delle mani di Dio ci sostiene e che l’altra è sopra di noi, in modo che siamo contenuti tra le sue due mani. Queste immagini un po’ ingenue esprimono una convinzione  più profonda : quella che la nostra sicurezza è totale, perché riposa sull’Onnipotente. Noi non abbiamo nulla da temere, qualunque cosa ci succeda, in modo da poter essere, come Giovanni Battista, delle persone libere – totalmente libere, che non hanno nulla da provare a se stesse, nulla da provare agli altri, e che possono dunque restare silenziose, nel deserto,  per tutto il tempo che cio’ è possibile, e dopo parlare senza paura, anche ad alta voce e anche ai grandi della terra, quando la Verità lo esige.

 

            In questa festa di Giovanni Battista domandiamogli di procurare a tutti noi questa stessa umiltà e questa stessa libertà.

 

 

            Armand VEILLEUX

 

            (traduzione di Anna Bozzo)