13 febbraio 2002 – Mercoledì delle Ceneri
Gl 2, 12-18 ; 2 Co 5, 20-6,
2 ; Mt 6, 1...18
O M E L I A
Cominciamo oggi la
Quaresima, che è un tempo di conversione.
E’ naturale quindi che pensiamo alle azioni, ai comportamenti o ai
gesti che converrebbe cambiare nella nostra vita: per esempio, il nostro rapporto
col cibo, il nostro uso delle parole, il nostro modo di parlare o di rispondere
ai nostri fratelli, il nostro modo di usare il telefono, ecc. E’ certamente
buona cosa prestare un’attenzione speciale a tutti questi atteggiamenti esteriori.
Tuttavia le letture della messa di oggi attirano ancor più la nostra attenzione
sull’interiorità e sull’atteggiamento del nostro cuore. Poiché ogni gesto
e ogni comportamento esteriore che
non corrisponda ai sentimenti che abbiamo nel cuore è ipocrisia.
Nel Vangelo che abbiamo ascoltato,
Gesù mette in guardia prima di tutto contro l’ostentazione nella pratica dell’elemosina.
E’ talmente facile essere generosi
e aiutare gli altri, sia per il piacere che proviamo nel farlo, sia con il
desiderio segreto e inconfessato di ottenerne non solo la ricompensa in cielo,
ma anche segni di riconoscenza [quaggiù] . Noi costituiamo allora noi stessi
come i primi beneficiari della nostra propria generosità !
Stessa cosa per la preghiera, Gesù
ci invita, non già a moltiplicare i gesti esteriori di preghiera, sia comunitaria
che privata, bensì a penetrare sempre più profondamente nella solitudine della
nostra casa o della nostra cella, e nel silenzio dei nostri cuori, per incontrarvi
il nostro Padre celeste che lì ci aspetta sempre.
Finalmente, ciò che Gesù dice del digiuno
vale per ogni forma di ascesi o di penitenza. Dio sa ciò che noi facciamo o non facciamo ed è l’unica cosa che
conta. Tanto meno ciò è conosciuto dagli altri, e tanto meglio è.
Sia la prima che la seconda lettura
ci richiamano anche all’interiorità, oltre che alla conversione di vita. Agli
ebrei, che usavano esprimere l’indignazione o il dolore strappandosi le vesti,
Gioele consiglia semplicemente di lacerare
piuttosto il loro cuore. Quanto a Paolo, invita i Corinzi a lasciarsi
riconciliare con Dio. Il verbo lasciarsi indica bene che la conversione
è un lavoro compiuto da Dio – qualcosa che noi dobbiamo lasciagli fare e che
si realizza nel profondo dei nostri cuori, senza che nessuno intorno a noi
lo sappia.
E’ questa volontà di lasciarci riconciliare
da Dio, questo desiderio di lasciarci strappare il cuore per il dispiacere
delle nostre negligenze passate, e questa ricerca dell’incontro solitario
e contemplativo con Dio che noi esprimiamo ora attraverso il gesto simbolico
dell’imposizione delle Ceneri.
Armand VEILLEUX
(traduzione di anna
bozzo)