17 febbraio 2002 : prima domenica di Quaresima « A »

Gn 2,7-9.3,1-7a ; Rm 5,12-19 ; Mt 4,1-11

 

 

Omelia

 

            Questo racconto delle tentazioni  di Gesù nel deserto, dopo essere stato battezzato,  ci viene riferito dai tre vangeli sinottici (Matteo, Marco e Luca), ma in ciascun caso con delle sfumature diverse, corrispondenti al messaggio teologico che ciascuno degli evangelisti vuole trasmettere. Quest’anno leggiamo il racconto di Matteo.

 

            Costui afferma fin dall’inizio e senza esitare, che « Gesù … fu condotto nel deserto dallo Spirito per essere tentato dal demonio ».  Il demonio è chiamato talora « diavolo », talora « Satana », con due parole che significano la stessa cosa, sia in greco che in ebraico: l’Avversario. Fin dall’inizio del ministero messianico di Gesù, lo Spirtito che è sceso su di lui al momento del Battesimo, mette in presenza Gesù e l’Avversario del genere umano. Lo scopo dello Spirito, nel condurre Gesù nel deserto, è che sia tentato, confrontato con l’Avversario, per dimostrare la forza del Messia e la sua vittoria su tutte le tentazioni.

 

            Le tentazioni che Gesù incontra nel deserto sono quelle che incontrerà nel corso della sua vita pubblica, da parte dei Farisei e dei Dottori della Legge, e anche da parte del popolo. L’identità dell’Avversario e il suo progetto si rivelano soprattutto nella terza tentazione, che riassume tutte le altre e che Gesù respinge nella maniera più radicale. E’ la tentazione del potere.

 

            Vi è una grandissima differenza tra autorità e potere. Nel corso della sua vita pubblica,  Gesù ha parlato ed agito con autorità. Ha sempre rifiutato il potere. L’affermazione del tutto radicale e perfino rivoluzionaria degli Evangelisti,   è che il potere è propriamente diabolico, non appartiene a Dio.  Appartiene a Satana, l’Avversario. Su questo punto il Vangelo di Luca dice la stessa cosa  di quello di Matteo,  ma  in modo ancora più chiaro. Egli fa dire al demonio: « Io ti darò tutto questo potere, insieme con la gloria di questi regni, perché è a me che è stato dato, e io lo dò a chi voglio. Gesù non contesta questo potere di Satana,  ma gli risponde: « Adorerai il Signore Dio tuo ».  Non bisogna dimenticare che gli Evangelisti scrivevano queste cose nel momento in cui la Palestina era occupata dall’Impero romano, la superpotenza dell’epoca, che attribuiva ai suoi Imperatori un potere divino. . Il messaggio dei Vangeli è che il potere dell’oppressore è diabolico.

 

            Mentre l’autorità crea comunione, il potere isola e rende  arroganti e implacabili.  Ciascuna di queste tre tentazioni  invita Gesù ad isolarsi, a non vivere che per se stesso, come fanno naturalmente coloro che detengono il potere. Il demonio invita Gesù a trasformare le pietre in pane per soddisfare la propria fame. Gesù moltiplicherà i pani più tardi,  ma sarà per nutrire la folla, per la quale è preso da compassione; e chiamando i suoi discepoli a condividere il pane che hanno, insegnerà che quando vi è condivisione, vi è sempre abbastanza per tutti.  Il demonio invita poi Gesù a gettarsi dall’alto del Tempio, per utilizzare Dio a suo profitto, forzando Dio a mandare i suoi angeli per fermare la sua caduta e mostrare in modo eclatante che egli è il Messia. Gesù rifiuterà sempre di conformarsi alle aspirazioni del popolo e dei capi del popolo, che desiderano un Messia potente, che appaia in tutta la sua gloria. Accetterà al contrario di essere messo a morte dagli uomini e di fare l’esperienza di essere abbandonato dal Padre. Ed è con questo completo distacco da se stesso e con l’obbedienza fino alla morte, che ci ha salvati.

 

            Il deserto in cui Gesù è condotto non ha nome, contrariamente a quello in cui stava Giovanni Battista ; egli battezzava – ci viene detto –  « nel deserto di Giuda ».  Il deserto in cui Gesù è tentato, è il deserto in tutto il suo significato simbolico, che richiama in primo luogo il deserto in cui  il Popolo di Israele è stato tentato e ha ceduto alla tentazione, mentre Gesù sarà vincitore dell’Avversario. Questo deserto simbolico è anche il nostro, in cui anche noi siamo costantemente confrontati  alle tentazioni dell’Avversario. Le stesse tentazioni ci insidiano costantemente, e prima di tutto quella di volere utilizzare Dio per soddisfare la nostra fame, per riempire il nostro portafoglio, per soddisfare la nostra vanità. E questo è un ateismo pratico. E non siamo spesso succubi di manifestazioni straordinarie, di apparizioni e miracoli, come se Gesù non avesse esplicitamente rifiutato di manifestarsi in questo modo?  Ma, sopra ogni altra cosa, la tentazione che ci incalza senza tregua, come individui o come società, è quella del potere che l’Avversario ci invita ad esercitare sulla nostra propria esistenza, sugli altri, e finalmente su Dio.

            Che l’esempio di Gesù ci illumini e ci conforti, e che faccia regnare la pace nei nostri cuori e nella nostra umanità lacerata attualmente da tante guerre generate dalla sete di potere.

 

Armand VEILLEUX

traduzione di Anna BOZZO