13 gennaio 2002 -- Festa del Battesimo del Signore
Is 42,1-4.6-7 ; At
10,34-38 ; Mt 3,13-17
Omelia
Il profeta Ezechiele
aveva annunciato che alla fine dei tempi lo Spirito di Dio avrebbe unito tutti
gli esseri umani in una comunità stabile:
Vi aspergerò con acqua pura, e
sarete purificati…
Vi darò un cuore nuovo; metterò
dentro di voi uno spirito nuovo…
Porrò il mio spirito dentro di voi…
Voi sarete il mio popolo e io sarò
il vostro Dio. (Ezechiele 36, 25-28).
Attraverso le letture della messa di oggi, in
particolare la prima lettura e il Vangelo, intendiamo la voce di questo Spirito
di Dio, il mormorio di questo soffio di Yahvé (il Ruah Yahveh), la
brezza leggera che Ezechiele ha sentito sul Monte Sinai.
Nella
prima lettura di oggi il profeta Isaia annuncia come questo spirito pieno di
tenerezza riposerà dapprima sul Messia,
il Servo di Dio: “ Ho posto su di lui il mio spirito…Egli non griderà, né
alzerà il tono …Non spezzerà una canna
incrinata, non spegnerà uno stoppino dalla fiamma smorta”.
Questo
si realizza nel momento in cui Gesù discende nelle acque del Giordano. Si
aprono i cieli, lo Spirito di Dio discende su di lui sotto forma di una
colomba e la voce del padre si fa
sentire: “Questi è il mio Figlio diletto; in lui ho posto tutto il mio amore.”
Si sente allora che stiamo passando da un Testamento all’altro. In effetti,
tutta questa atmosfera di amore e di tenerezza contrasta con il carattere rude
dello stile di vita e della predicazione di Giovanni il Battista (“Razza di
vipere, chi vi ha suggerito di sottrarvi alla Collera che è prossima?” diceva
ai Farisei e ai Sadducei).
A partire dal
momento in cui Gesù, il Figlio di Dio, è disceso nelle acque del Giordano
insieme con tutti i peccatori che venivano a fare penitenza, e ha assunto così
tutta la nostra condizione umana, i cieli – che rappresentano la dimora di Dio
– sono aperti e resteranno aperti. Ormai una comunicazione ininterrotta tra il
cielo e la terra è possibile. Una relazione d’amore tra il Padre e tutti coloro
che hanno ricevuto lo Spirito del suo Figlio diletto può realizzarsi. Non
soltanto la preghiera continua, ma l’unione contemplativa diventa non solo una
possibilità reale, ma una vocazione per ciascuno di noi.
All’inizio della
creazione (Gen 1,2) il Soffio di Dio planava sulle
acque e agitandole ne faceva scaturire la vita. E’ lo stesso Soffio di Dio che
è disceso su Gesù nelle acque del Giordano, così come era disceso su Maria per fare di lei la Madre di Dio, Questo
stesso Soffio, questo stesso Spirito è disceso su ciascuno di noi nel giorno
del nostro battesimo. Ci ha affidato allora la missione di portare la pace, la
bontà, la compassione, l’amore in un mondo sempre così pieno di violenza e di
rivalsa, di attacchi e di contrattacchi.
Ciò che
Isaia descrive come l’atteggiamento del Servo di Yahvé diventa per noi una
missione o una parola d’ordine:
Non spezzerà la canna incrinata,
non spegnerà lo stoppino dalla fiamma smorta,
Proclamerà il diritto con
fermezza (Is. 42,3).
Che tutti noi
possiamo essere nel nostro mondo di oggi artigiani di pace, pieni di
compassione e di comprensione, noi che, in Cristo, siamo i prediletti di Dio.
Armand VEILLEUX