16 dicembre 2001 –III domenica d’Avvento « A »

Is 35,1-6a.10 ; Gc 5,7-10 ; Mt 11,2-11

 

O m e l i a

 

            Giovanni, in carcere, faceva l’esperienza di una vera “notte oscura”.  Non capiva più niente, o, in ogni caso, non aveva più certezze. Nutrito spiritualmente dagli  scritti dei grandi profeti di Israele, aveva rivolto ai suoi contemporanei un appello alla conversione, annunciando la venuta della collera divina, la venuta di un Messia per giudicare le nazioni, separare i buoni dai cattivi e sterminare questi ultimi: “Già l’ascia è pronta a colpire la radice degli alberi; ogni albero, dunque, che non produce buoni frutti, sarà tagliato e gettato nel fuoco.” Quanto al messia che egli annuncia, ha in mano il vanno, farà pulizia sulla sua aia e raccoglierà il suo grano nel granaio, ma la pula, la brucerà con il fuoco inestinguibile”.  (Non si trova forse oggi qualcosa di questo linguaggio apocalittico negli appelli alla crociata contro i terroristi – o tutti coloro a cui si sceglie di apporre questa etichetta,  per portare avanti la causa – che si ripercuotono come una eco da una cancelleria  all’altra?).

 

            Nel momento stesso in cui Giovanni annunciava questo messia, ecco che un certo Gesù viene a farsi battezzare in mezzo alla folla. Giovanni ha allora la chiara rivelazione dello Spirito Santo, che è veramente lui il Messia, l’Agnello di Dio che toglie i peccati dal mondo. Al momento in cui questa rivelazione gli era stata data, gli pareva così chiara, così evidente, che gli sembrava esprimere una verità assoluta. Ora ecco lui, Giovanni, che aveva continuato a svolgere con coraggio il suo ruolo di profeta, fino a rimproverare ad Erode la sua condotta, si ritrova in prigione, e il Messia non fa nulla per liberare il suo profeta.  Di più. Questo Messia non agisce come egli aveva previsto e annunciato. Egli non condanna, nemmeno giudica. Si accontenta di annunciare il Regno del Padre suo. E’ veramente il messia?  Bisogna attendere un altro, che verrà finalmente a mettere ordine nella società e nel Popolo di Dio, distruggendo i peccatori? Egli manda dunque i suoi discepoli a domandare a Gesù : “ Sei tu veramente colui che deve venire (colui che ho annunciato), o dobbiamo aspettarne un altro?”

 

            Gesù non risponde direttamente alla domando di Giovanni, ma non lascia nessun dubbio quanto al tipo di Messia che egli intende essere e su ciò che egli è venuto a fare: ridare la vista ai ciechi, far camminare gli storpi, purificare i lebbrosi, ridare l’udito ai sordi, risuscitare i morti (e tutto ciò può intendersi, sia sul paino spirituale che fisico), e soprattutto annunciare la Buona Novella ai poveri. No, non è venuto per giudicare e condannare, e lo dirà espressamente più tardi, quando gli chiederanno di farlo.

 

            Gesù fa poi le lodi di Giovanni, il più grande dei Profeti dell’Antica Alleanza, ma afferma nello stesso tempo i suoi limiti. Vi è qualcosa di tragico nella missione  e nel destino di Giovanni il battista. Egli fu il più grande dei profeti, ha annunciato la venuta del Messia, lo ha riconosciuto quando è venuto, gli ha mandato i suoi propri discepoli, è stato fedele fino alla morte alla sua missione di chiamare ogni essere alla conversione. E tuttavia, non ha percepito l’essenziale di ciò che era la missione di Gesù. Noi possiamo trarne molti insegnamenti. Prima di tutto quello che nessun profeta, per quanto autentico, può pretendere di possedere tutta la verità.. Nessuno può pretendere di essere seguito ciecamente. Per quanto ci riguarda personalmente, ciascuno di noi,  per quanto sicuri possiamo essere della nostra fede, e forse delle nostre esperienze spirituali o perfino mistiche, per quanto autentiche, vi saranno sempre intere parti della Verità che ci sfuggiranno, finché saremo ancora in questa vita.  Ci occorre avere, come Giovanni Battista il coraggio di “dubitare” e di interrogare Gesù.

 

          A livello de i popoli e dell’umanità, come al livello di ciascun individuo, tutti i fanatismi sono generati da una convinzione smisurata di possedere la verità  o di essere nel proprio diritto. L’umanità conosce in questo momento un periodo drammatico della sua storia, dove un’orgia di violenza è generata da simili fanatismi che,  per quanto opposti, si alimentano l’un l’altro. Preghiamo il Principe della Pace di fermare la nostra povera umanità sulla via suicida che ha intrapreso, e di guidarla sulla via della conversione, del dialogo e del perdono.

 

Armand VEILLEUX

Traduzione di Anna BOZZO