23 giugno 2002 -- XII
domenica "A"
Omelia
Nell’ultima delle beatitudini
(Mt 5,10-12), Gesu’ aveva dichiarato
beati coloro che sono perseguitati per la giustizia. « Beati voi, aveva
detto, quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e mentendo diranno ogni
sorta di male contro di voi per causa mia. »
E
aveva aggiunto: « E’ cosi’ che hanno perseguitato i profeti che vi hanno
preceduto. » Il passo del Vangelo che abbiamo letto commenta in qualche modo e spiega questa
beatitudine.
Nel passo che precede immediatamente
il testo che abbiamo letto oggi (e che faceva seguito a quello letto domenica
scorsa), Gesu’ aveva mandato I suoi discepoli in missione, dicendo loro che
li mandava come agnelli in mezzo ai lupi. Anche se raccomandava
loro di essere semplici come colombe ma prudenti come serpenti, prediceva loro che sarebbero stati traditi
dalla loro gente, perseguitati, gettati in prigione ; e che come lui
sarebbero stati odiati.
Malgrado tutto cio’, dice
loro : « Non temete ! » una espressione che ricorre
come un ritornello nel corso di questo breve testo. Non temete coloro che
possono far perire il vostro corpo, ma non possono prendervi la vostra anima,
la vostra persona. Temete soltanto
Dio ; lui solo ha il potere di mandare nella gehenna. Ma si affretta
ad aggiungere che Dio è un padre, che
si preoccupa di tutti i dettagli della nostra vita, ivi compreso, aggiunge
egli, senza dubbio con un motto di spirito,
il numero dei nostri capelli (…e forse c’erano dei calvi nel suo uditorio !)
Gesu’, interrogato poi
da Pilato, gli avrebbe detto di essere venuto in questo mondo per rendere
giustizia alla Verità (Gv 18, 37). Egli invita tutti i suoi discepoli a non
transigere mai col messaggio del Vangelo, a chiamare le cose col loro nome,
a dire « si » quando è « si », e « no » quando
è « no ». Coloro che sono fedeli
alla verità, in qualunque campo, lo pagano caro, a volte con la vita.
Quando il Cristianesimo
si è diffuso, durante le prime generazioni cristiane, l’Impero Romano,
che dominava ancora gran parte del mondo,
aveva la sua propria religione di stato, per la quale ogni altra religione
appariva come una minaccia. Per questo i primi martiri cristiani furono spesso
mandati a morte « in odio fidei » (in odio alla fede).
I numerosi martiri del
XX secolo, e ora anche quelli del XXI, raramente
sono mandati a morte in odio alla fede in maniera esplicita. Coloro che li
uccidono non si preoccupano minimamente della fede, neppure per detestarla.
Essi muoiono a causa della loro fedeltà al messaggio evangelico e alla sua
verità. Vengono uccisi in generale dai potenti di questo mondo, perché danno
fastidio, in quanto si mettono dalla parte dei piccoli, dei poveri, degli
oppressi. Danno fastidio, sia perché proclamano la verità, o semplicemente
perché vivono nella verità il messaggio evangelico di condivisione dei beni,
di rispetto della dignità umana, di perdono delle offese. Sono degli imitatori
fedeli di Giovanni il Battista (che celebreremo domani, 24 giugno), lui che
ebbe la testa tagliata semplicemente perché aveva disturbato Erode, e soprattutto
Erodiade, ricordando loro un principio fondamentale di moralità, che loro
avevano infranto. Prima ancora della proclamazione del messaggio di Gesu’
che leggiamo oggi, Giovanni era uno di quelli che non temono chi puo’ uccidere il loro corpo. Era
un uomo libero.
Nella nostra preghiera
di oggi portiamo tutti coloro che nel nostro tempo, uomini e donne, sotto
diversi tipi di regimi totalitari, o nella giungla delle nostre economie ultra-liberali
e delle nostre democrazie selettive, o davanti alle nostre orgie di violenza,
che rispondono ad altre violenze, continuano a esporsi alle persecuzioni,
e perfino a rischiare la loro vita nella difesa degli oppressi, e nella fedeltà vissuta ai valori evangelici
di condivisione, di perdono e di amore, compresi quelli meno popolari. Sono
loro i veri martiri del nostro tempo, al di là delle appartenenze ideologiche,
e sia che si possa o meno dimostrare
un giorno che sono morti « in odio alla fede ».
Armand VEILLEUX
Traduzione di Anna BOZZO