23 giugno 2002  --  XII domenica "A"

Ger 20,10-13; Rom 5,12-15; Mat. 10:26-33

 

Omelia

 

            Nell’ultima delle beatitudini (Mt 5,10-12),  Gesu’ aveva dichiarato beati coloro che sono perseguitati per la giustizia. « Beati voi, aveva detto,  quando vi insulteranno,  vi perseguiteranno e mentendo diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. »    E aveva aggiunto: « E’ cosi’ che hanno perseguitato i profeti che vi hanno preceduto. » Il passo del Vangelo che abbiamo letto commenta in qualche modo e spiega questa  beatitudine.

 

            Nel passo che precede immediatamente il testo che abbiamo letto oggi (e che faceva seguito a quello letto domenica scorsa), Gesu’ aveva mandato I suoi discepoli in missione, dicendo loro che li mandava come agnelli in mezzo ai lupi. Anche se raccomandava loro di essere semplici come colombe ma  prudenti come serpenti, prediceva loro che sarebbero stati traditi dalla loro gente, perseguitati, gettati in prigione ; e che come lui sarebbero stati odiati.

 

            Malgrado tutto cio’, dice loro : « Non temete ! » una espressione che ricorre come un ritornello nel corso di questo breve testo. Non temete coloro che possono far perire il vostro corpo, ma non possono prendervi la vostra anima, la vostra persona.  Temete soltanto  Dio ; lui solo ha il potere di mandare nella gehenna. Ma si affretta ad aggiungere che Dio è un padre,  che si preoccupa di tutti i dettagli della nostra vita, ivi compreso, aggiunge egli, senza dubbio con un motto di spirito,  il numero dei nostri capelli (…e forse c’erano dei calvi nel suo uditorio !)

 

            Gesu’, interrogato poi da Pilato, gli avrebbe detto di essere venuto in questo mondo per rendere giustizia alla Verità (Gv 18, 37). Egli invita tutti i suoi discepoli a non transigere mai col messaggio del Vangelo, a chiamare le cose col loro nome, a dire « si » quando è « si », e « no » quando è « no ».  Coloro che sono fedeli alla verità, in qualunque campo, lo pagano caro, a volte con la vita.

 

            Quando il Cristianesimo  si è diffuso, durante le prime generazioni cristiane, l’Impero Romano, che dominava ancora gran parte del mondo,  aveva la sua propria religione di stato, per la quale ogni altra religione appariva come una minaccia. Per questo i primi martiri cristiani furono spesso mandati a morte « in odio fidei » (in odio alla fede).

 

            I numerosi martiri del XX secolo, e ora anche quelli del XXI,  raramente sono mandati a morte in odio alla fede in maniera esplicita. Coloro che li uccidono non si preoccupano minimamente della fede, neppure per detestarla. Essi muoiono a causa della loro fedeltà al messaggio evangelico e alla sua verità. Vengono uccisi in generale dai potenti di questo mondo, perché danno fastidio, in quanto si mettono dalla parte dei piccoli, dei poveri, degli oppressi. Danno fastidio, sia perché proclamano la verità, o semplicemente perché vivono nella verità il messaggio evangelico di condivisione dei beni, di rispetto della dignità umana, di perdono delle offese. Sono degli imitatori fedeli di Giovanni il Battista (che celebreremo domani, 24 giugno), lui che ebbe la testa tagliata semplicemente perché aveva disturbato Erode, e soprattutto Erodiade, ricordando loro un principio fondamentale di moralità, che loro avevano infranto. Prima ancora della proclamazione del messaggio di Gesu’ che leggiamo oggi, Giovanni era uno di quelli che non  temono chi puo’ uccidere il loro corpo. Era un uomo libero.

 

            Nella nostra preghiera di oggi portiamo tutti coloro che nel nostro tempo, uomini e donne, sotto diversi tipi di regimi totalitari, o nella giungla delle nostre economie ultra-liberali e delle nostre democrazie selettive, o davanti alle nostre orgie di violenza, che rispondono ad altre violenze, continuano a esporsi alle persecuzioni, e perfino a rischiare la loro vita nella difesa degli oppressi,  e nella fedeltà vissuta ai valori evangelici di condivisione, di perdono e di amore, compresi quelli meno popolari. Sono loro i veri martiri del nostro tempo, al di là delle appartenenze ideologiche, e  sia che si possa o meno dimostrare un giorno che sono morti « in odio alla fede ».

 

Armand VEILLEUX

Traduzione di Anna BOZZO